Parte
seconda
25
Questa parola fu rivolta a Geremia per tutto il popolo di
Giuda nel quarto anno di Ioiakìm figlio di Giosia, re di Giuda - cioè
nel primo anno di Nabucodònosor re di Babilonia -. Il
profeta Geremia l'annunciò a tutto il popolo di Giuda e a tutti gli
abitanti di Gerusalemme dicendo: "Dall'anno decimoterzo
di Giosia figlio di Amòn, re di Giuda, fino ad oggi sono ventitrè anni
che mi è stata rivolta la parola del Signore e io ho parlato a voi
premurosamente e continuamente, ma voi non avete ascoltato. Il
Signore vi ha inviato con assidua premura tutti i suoi servi, i profeti,
ma voi non avete ascoltato e non avete prestato orecchio per ascoltare quando
vi diceva: Ognuno abbandoni la sua condotta perversa e le sue opere
malvage; allora potrete abitare nel paese che il Signore ha dato a voi e
ai vostri padri dai tempi antichi e per sempre. Non seguite
altri dèi per servirli e adorarli e non provocatemi con le opere delle
vostre mani e io non vi farò del male. Ma voi non mi avete
ascoltato - dice il Signore - e mi avete provocato con l'opera delle
vostre mani per vostra disgrazia. Per questo dice il Signore
degli eserciti: Poiché non avete ascoltato le mie parole, ecco
manderò a prendere tutte le tribù del settentrione, le manderò contro
questo paese, contro i suoi abitanti e contro tutte le nazioni
confinanti, voterò costoro allo sterminio e li ridurrò a oggetto di
orrore, a scherno e a obbrobrio perenne. Farò cessare in
mezzo a loro le grida di gioia e le voci di allegria, la voce dello
sposo e quella della sposa, il rumore della mola e il lume della
lampada. Tutta questa regione sarà abbandonata alla
distruzione e alla desolazione e queste genti resteranno schiave del re
di Babilonia per settanta anni. Quando saranno compiuti i
settanta anni, io punirò il re di Babilonia e quel popolo - dice il
Signore - per i loro delitti, punirò il paese dei Caldei e lo ridurrò
a una desolazione perenne. Manderò dunque a effetto su
questo paese tutte le parole che ho pronunziate a suo riguardo, quanto
è scritto in questo libro, ciò che Geremia aveva predetto contro tutte
le nazioni.
Nazioni numerose e re potenti ridurranno in schiavitù
anche costoro, e così li ripagherò secondo le loro azioni, secondo le
opere delle loro mani".

Così mi disse il Signore, Dio di Israele: "Prendi
dalla mia mano questa coppa di vino della mia ira e falla bere a tutte
le nazioni alle quali ti invio, perché ne bevano, ne
restino inebriate ed escano di senno dinanzi alla spada che manderò in
mezzo a loro".
Presi dunque la coppa dalle mani del Signore e la diedi
a bere a tutte le nazioni alle quali il Signore mi aveva inviato: a
Gerusalemme e alle città di Giuda, ai suoi re e ai suoi capi, per
abbandonarli alla distruzione, alla desolazione, all'obbrobrio e alla
maledizione, come avviene ancor oggi; anche al faraone re
d'Egitto, ai suoi ministri, ai suoi nobili e a tutto il suo popolo; alla
gente d'ogni razza e a tutti i re del paese di Uz, a tutti i re del
paese dei Filistei, ad Ascalòn, a Gaza, a Ekròn e ai superstiti di
Asdòd, a Edom, a Moab e agli Ammoniti, a
tutti i re di Tiro e a tutti i re di Sidòne e ai re dell'isola che è
al di là del mare, a Dedan, a Tema, a Buz e a quanti si
radono l'estremità delle tempie, a tutti i re degli Arabi
che abitano nel deserto, a tutti i re di Zimrì, a tutti i
re dell'Elam e a tutti i re della Media, a tutti i re del
settentrione, vicini e lontani, agli uni e agli altri e a tutti i regni
che sono sulla terra; il re di Sesàch berrà dopo di essi.
"Tu riferirai loro: Dice il Signore degli eserciti,
Dio di Israele: Bevete e inebriatevi, vomitate e cadete senza rialzarvi
davanti alla spada che io mando in mezzo a voi. Se poi
rifiuteranno di prendere dalla tua mano il calice da bere, tu dirai
loro: Dice il Signore degli eserciti: Certamente berrete! Se
io comincio a castigare proprio la città che porta il mio nome,
pretendete voi di rimanere impuniti? No, impuniti non resterete, perché
io chiamerò la spada su tutti gli abitanti della terra. Oracolo del
Signore degli eserciti. Tu preannunzierai tutte queste cose
e dirai loro:
Il Signore ruggisce dall'alto,
dalla sua santa dimora fa udire il suo tuono;
alza il suo ruggito contro la prateria,
manda grida di giubilo come i pigiatori delle uve,
contro tutti gli abitanti del paese.
Il rumore giunge fino all'estremità della terra,
perché il Signore viene a giudizio con le nazioni;
egli istruisce il giudizio riguardo a ogni uomo,
abbandona gli empi alla spada.
Parola del Signore.
Dice il Signore degli eserciti:
Ecco, la sventura passa
di nazione in nazione,
un grande turbine si alza
dall'estremità della terra.
In quel giorno i colpiti dal Signore si troveranno da
un'estremità all'altra della terra; non saranno pianti né raccolti né
sepolti, ma saranno come letame sul suolo.
Urlate, pastori, gridate,
rotolatevi nella polvere, capi del gregge!
Perché sono compiuti i giorni per il vostro macello;
stramazzerete come scelti montoni.
Non ci sarà rifugio per i pastori
né scampo per i capi del gregge.
Sentite le grida dei pastori,
gli urli delle guide del gregge,
perché il Signore distrugge il loro pascolo;
sono devastati i prati tranquilli
a causa dell'ardente ira del Signore.
Il leone abbandona la sua tana,
poiché il loro paese è una desolazione
a causa della spada devastatrice
e a causa della sua ira ardente".
26
All'inizio del regno di Ioiakìm figlio di Giosia, re di
Giuda, fu rivolta a Geremia questa parola da parte del Signore.
Disse
il Signore: "Va' nell'atrio del tempio del Signore e riferisci a
tutte le città di Giuda che vengono per adorare nel tempio del Signore
tutte le parole che ti ho comandato di annunziare loro; non tralasciare
neppure una parola. Forse ti ascolteranno e ognuno
abbandonerà la propria condotta perversa; in tal caso disdirò tutto il
male che pensavo di fare loro a causa della malvagità delle loro
azioni. Tu dirai dunque loro: Dice il Signore: Se non mi
ascolterete, se non camminerete secondo la legge che ho posto davanti a
voi e se non ascolterete le parole dei profeti miei servi
che ho inviato a voi con costante premura, ma che voi non avete
ascoltato, io ridurrò questo tempio come quello di Silo e
farò di questa città un esempio di maledizione per tutti i popoli
della terra".

I sacerdoti, i profeti e tutto il popolo udirono Geremia
che diceva queste parole nel tempio del Signore. Ora, quando
Geremia finì di riferire quanto il Signore gli aveva comandato di dire
a tutto il popolo, i sacerdoti e i profeti lo arrestarono dicendo:
"Devi morire! Perché hai predetto nel nome del
Signore: Questo tempio diventerà come Silo e questa città sarà
devastata, disabitata?".
Tutto il popolo si radunò contro Geremia nel tempio del Signore.
I
capi di Giuda vennero a sapere queste cose e salirono dalla reggia nel
tempio del Signore e sedettero all'ingresso della Porta Nuova del tempio
del Signore. Allora i sacerdoti e i profeti dissero ai capi
e a tutto il popolo: "Una sentenza di morte merita quest'uomo,
perché ha profetizzato contro questa città come avete udito con i
vostri orecchi!".
Ma Geremia rispose a tutti i capi e a tutto il popolo:
"Il Signore mi ha mandato a profetizzare contro questo tempio e
contro questa città le cose che avete ascoltate. Or dunque
migliorate la vostra condotta e le vostre azioni e ascoltate la voce del
Signore vostro Dio e il Signore ritratterà il male che ha annunziato
contro di voi. Quanto a me, eccomi in mano vostra, fate di
me come vi sembra bene e giusto; ma sappiate bene che, se
voi mi ucciderete, attirerete sangue innocente su di voi, su questa
città e sui suoi abitanti, perché il Signore mi ha veramente inviato a
voi per esporre ai vostri orecchi tutte queste cose".
I capi e tutto il popolo dissero ai sacerdoti e ai
profeti: "Non ci deve essere sentenza di morte per quest'uomo,
perché ci ha parlato nel nome del Signore nostro Dio".
Allora si alzarono alcuni anziani del paese e dissero a
tutta l'assemblea del popolo: "Michea il Morastita,
che profetizzava al tempo di Ezechia, re di Giuda, affermò a tutto il
popolo di Giuda: Dice il Signore degli eserciti:
Sion sarà arata come un campo,
Gerusalemme diventerà un cumulo di rovine,
il monte del tempio un'altura boscosa!
Forse Ezechia re di Giuda e tutti quelli di Giuda lo
uccisero? Non temettero piuttosto il Signore e non placarono il volto
del Signore e così il Signore disdisse il male che aveva loro
annunziato? Noi, invece, stiamo per commettere una grave iniquità a
nostro danno".
C'era anche un altro uomo che profetizzava nel nome del
Signore, Uria figlio di Semaià da Kiriat-Iearìm; egli profetizzò
contro questa città e contro questo paese con parole simili a quelle di
Geremia. Il re Ioiakìm, tutti i suoi prodi e tutti i
magistrati udirono le sue parole e il re cercò di ucciderlo, ma Uria lo
venne a sapere e per timore fuggì andandosene in Egitto. Allora
il re Ioiakìm inviò in Egitto uomini come Elnatàn figlio di Acbòr, e
altri con lui. Costoro fecero uscire dall'Egitto Uria e lo
condussero al re Ioiakìm che lo fece uccidere di spada e fece gettare
il suo cadavere nelle fosse della gente del popolo.
Ma la mano di Achikàm figlio di Safàn fu a favore di
Geremia, perché non lo consegnassero in potere del popolo per metterlo
a morte.
27
Al principio del regno di Sedecìa figlio di Giosia, re
di Giuda, fu rivolta questa parola a Geremia da parte del Signore.
Mi dice il Signore: "Procùrati capestri e un giogo
e mettili sul tuo collo. Quindi manda un messaggio al re di
Edom, al re di Moab, al re degli Ammoniti, al re di Tiro e al re di
Sidòne per mezzo dei loro messaggeri venuti a Gerusalemme da Sedecìa,
re di Giuda, e affida loro questo mandato per i loro
signori: Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele, così parlerete
ai vostri signori: Io ho fatto la terra, l'uomo e gli
animali che sono sulla terra, con grande potenza e con braccio potente e
li do a chi mi piace. Ora ho consegnato tutte quelle regioni
in potere di Nabucodònosor re di Babilonia, mio servo; a lui ho
consegnato perfino le bestie selvatiche perché lo servano. Tutte
le nazioni saranno soggette a lui, a suo figlio e al nipote, finché
anche per il suo paese non verrà il momento. Allora molte nazioni e re
potenti lo assoggetteranno. La nazione o il regno che non si
assoggetterà a lui, Nabucodònosor, re di Babilonia, e che non
sottoporrà il collo al giogo del re di Babilonia, io li punirò con la
spada, la fame e la peste - dice il Signore - finché non li avrò
consegnati in suo potere. Voi non date retta ai vostri
profeti né ai vostri indovini né ai vostri sognatori né ai vostri
maghi né ai vostri stregoni, che vi dicono: Non sarete soggetti al re
di Babilonia! Costoro vi predicono menzogne per
allontanarvi dal vostro paese e perché io vi disperda e così andiate
in rovina. Invece io lascerò stare tranquilla sul proprio
suolo - dice il Signore - la nazione che sottoporrà il collo al giogo
del re di Babilonia e gli sarà soggetta; essa lo coltiverà e lo
abiterà".

A Sedecìa re di Giuda, io ho parlato proprio allo
stesso modo: "Piegate il collo al giogo del re di Babilonia, siate
soggetti a lui e al suo popolo e conserverete la vita. Perché
tu e il tuo popolo vorreste morire di spada, di fame e di peste, come ha
preannunziato il Signore per la nazione che non si assoggetterà al re
di Babilonia? Non date retta alle parole dei profeti che vi
dicono: Non sarete soggetti al re di Babilonia! perché essi vi
predicono menzogne. Io infatti non li ho mandati - dice il
Signore - ed essi predicono menzogne in mio nome; perciò io sarò
costretto a disperdervi e così perirete voi e i profeti che vi fanno
tali profezie".
Ai sacerdoti e a tutto questo popolo ho detto:
"Dice il Signore: Non ascoltate le parole dei vostri profeti che vi
predicono che gli arredi del tempio del Signore saranno subito riportati
da Babilonia, perché essi vi predicono menzogne. Non
ascoltateli! Siate piuttosto soggetti al re di Babilonia e conserverete
la vita. Perché questa città dovrebbe esser ridotta in una
desolazione? Se quelli sono veri profeti e se la parola del
Signore è con essi, intercedano dunque presso il Signore degli eserciti
perché gli arredi rimasti nel tempio del Signore e nella casa del re di
Giuda e a Gerusalemme non vadano a Babilonia".
Così dice il Signore degli eserciti riguardo alle
colonne, al mare di bronzo, alle basi e al resto degli arredi che sono
ancora in questa città e che Nabucodònosor, re di
Babilonia, non prese quando deportò Ieconia figlio di Ioiakìm, re di
Giuda, da Gerusalemme in Babilonia con tutti i notabili di Giuda e di
Gerusalemme. Dice dunque così il Signore degli eserciti,
Dio di Israele, riguardo agli arredi rimasti nel tempio del Signore,
nella casa del re di Giuda e a Gerusalemme: "Saranno
portati a Babilonia e là rimarranno finché non li ricercherò - parola
del Signore - e li porterò indietro e li riporrò in questo
luogo".
28
In quell'anno, all'inizio del regno di Sedecìa re di
Giuda, nell'anno quarto, quinto mese, Anania figlio di Azzùr, il
profeta di Gàbaon, mi riferì nel tempio del Signore sotto gli occhi
dei sacerdoti e di tutto il popolo queste parole: "Dice
il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Io romperò il giogo del re
di Babilonia! Entro due anni farò ritornare in questo luogo
tutti gli arredi del tempio del Signore che Nabucodònosor, re di
Babilonia, prese da questo luogo e portò in Babilonia. Farò
ritornare in questo luogo - dice il Signore - Ieconia figlio di
Ioiakìm, re di Giuda, con tutti i deportati di Giuda che andarono a
Babilonia, poiché romperò il giogo del re di Babilonia".
Il profeta Geremia rispose al profeta Anania, sotto gli
occhi dei sacerdoti e di tutto il popolo che stavano nel tempio del
Signore. Il profeta Geremia disse: "Così sia! Così
faccia il Signore! Voglia il Signore realizzare le cose che hai
predette, facendo ritornare gli arredi nel tempio e tutti i deportati da
Babilonia in questo luogo!

Tuttavia ascolta ora la parola che sto per dire ai tuoi
orecchi e agli orecchi di tutto il popolo. I profeti che
furono prima di me e di te dai tempi antichissimi predissero contro
molti paesi, contro regni potenti, guerra, fame e peste. Quanto
al profeta che predice la pace, egli sarà riconosciuto come profeta
mandato veramente dal Signore soltanto quando la sua parola si
realizzerà".
Allora il profeta Anania strappò il giogo dal collo del
profeta Geremia e lo ruppe; Anania riferì a tutto il
popolo: "Dice il Signore: A questo modo io romperò il giogo di
Nabucodònosor re di Babilonia, entro due anni, sul collo di tutte le
nazioni".
Il profeta Geremia se ne andò per la sua strada.Ora, dopo che il profeta Anania ebbe rotto il giogo sul
collo del profeta Geremia, la parola del Signore fu rivolta a Geremia:
"Va' e riferisci ad Anania: Così dice il Signore: Tu hai rotto un
giogo di legno ma io, al suo posto, ne farò uno di ferro. Infatti,
dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Io porrò un giogo di
ferro sul collo di tutte queste nazioni perché siano soggette a
Nabucodònosor, re di Babilonia".
Allora il profeta Geremia disse al profeta Anania:
"Ascolta, Anania! Il Signore non ti ha mandato e tu induci questo
popolo a confidare nella menzogna; perciò dice il Signore:
Ecco, ti mando via dal paese; quest'anno tu morirai, perché hai
predicato la ribellione contro il Signore".
Il profeta Anania morì in quello stesso anno, nel
settimo mese.
29
Queste sono le parole della lettera che il profeta
Geremia mandò da Gerusalemme al resto degli anziani in esilio, ai
sacerdoti, ai profeti e a tutto il resto del popolo che Nabucodònosor
aveva deportato da Gerusalemme a Babilonia; la mandò dopo
che il re Ieconia, la regina madre, i dignitari di corte, i capi di
Giuda e di Gerusalemme, gli artigiani e i fabbri erano partiti da
Gerusalemme. Fu recata per mezzo di Elasà figlio di Safàn
e di Ghemarìa figlio di Chelkia, che Sedecìa re di Giuda aveva inviati
a Nabucodònosor re di Babilonia, in Babilonia.
Essa diceva:
"Così dice il Signore degli eserciti, Dio di
Israele, a tutti gli esuli che ho fatto deportare da Gerusalemme a
Babilonia: Costruite case e abitatele, piantate orti e
mangiatene i frutti; prendete moglie e mettete al mondo
figli e figlie, scegliete mogli per i figli e maritate le figlie;
costoro abbiano figlie e figli. Moltiplicatevi lì e non diminuite. Cercate
il benessere del paese in cui vi ho fatto deportare. Pregate il Signore
per esso, perché dal suo benessere dipende il vostro benessere.
Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Non
vi traggano in errore i profeti che sono in mezzo a voi e i vostri
indovini; non date retta ai sogni, che essi sognano. Poiché
con inganno parlano come profeti a voi in mio nome; io non li ho
inviati. Oracolo del Signore. Pertanto dice il Signore:
Solamente quando saranno compiuti, riguardo a Babilonia, settanta anni,
vi visiterò e realizzerò per voi la mia buona promessa di ricondurvi
in questo luogo. Io, infatti, conosco i progetti che ho
fatto a vostro riguardo - dice il Signore - progetti di pace e non di
sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza. Voi
mi invocherete e ricorrerete a me e io vi esaudirò; mi
cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il cuore; mi
lascerò trovare da voi - dice il Signore - cambierò in meglio la
vostra sorte e vi radunerò da tutte le nazioni e da tutti i luoghi dove
vi ho disperso - dice il Signore - vi ricondurrò nel luogo da dove vi
ho fatto condurre in esilio.
Certo voi dite: Il Signore ci ha suscitato profeti in
Babilonia.

Ebbene, queste le parole del Signore al re che siede sul
trono di Davide e a tutto il popolo che abita in questa città, ai
vostri fratelli che non sono partiti con voi nella deportazione; dice
il Signore degli eserciti: Ecco, io manderò contro di essi la spada, la
fame e la peste e li renderò come i fichi guasti, che non si possono
mangiare tanto sono cattivi. Li perseguiterò con la spada,
la fame e la peste; li farò oggetto di orrore per tutti i regni della
terra, oggetto di maledizione, di stupore, di scherno e di obbrobrio in
tutte le nazioni nelle quali li ho dispersi, perché non
hanno ascoltato le mie parole - dice il Signore - quando mandavo loro i
miei servi, i profeti, con continua premura, eppure essi non hanno
ascoltato. Oracolo del Signore. Voi però ascoltate la
parola del Signore, voi deportati tutti, che io ho mandato da
Gerusalemme a Babilonia.

Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele,
riguardo ad Acab figlio di Kolaià, e a Sedecìa figlio di Maasià, che
vi predicono menzogne in mio nome: Ecco, li darò in mano a
Nabucodònosor re di Babilonia, il quale li ucciderà sotto i vostri
occhi. Da essi si trarrà una formula di maledizione in uso
presso tutti i deportati di Giuda in Babilonia e si dirà: Il Signore ti
tratti come Sedecìa e Acab, che il re di Babilonia fece arrostire sul
fuoco! Poiché essi hanno operato cose nefande in
Gerusalemme, hanno commesso adulterio con le mogli del prossimo, hanno
proferito in mio nome parole senza che io avessi dato loro alcun ordine.
Io stesso lo so bene e ne sono testimone. Oracolo del Signore".
A Semaià il Nechelamita tu riferirai queste parole:
"Così
dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Perché hai mandato in
tuo nome lettere a tutto il popolo di Gerusalemme e a Sofonia figlio di
Maasià, il sacerdote, e a tutti i sacerdoti, dicendo: Il
Signore ti ha costituito sacerdote al posto del sacerdote Ioiadà,
perché fossi sovrintendente nel tempio del Signore, per reprimere
qualunque forsennato che vuol fare il profeta, ponendolo in ceppi e in
catene. Orbene, perché non reprimi Geremia da Anatòt, che
fa profezie fra di voi? Infatti egli ci ha mandato a dire
in Babilonia: Sarà lunga la cosa! Edificate case e abitatele, piantate
orti e mangiatene i frutti!".
Il sacerdote Sofonia lesse questa lettera in presenza
del profeta Geremia.
Allora la parola del Signore fu rivolta a Geremia:
"Invia
questo messaggio a tutti i deportati: Così dice il Signore riguardo a
Semaià il Nechelamita: Poiché Semaià ha parlato a voi come profeta
mentre io non l'avevo mandato e vi ha fatto confidare nella menzogna, per
questo dice il Signore: Ecco punirò Semaià il Nechelamita e la sua
discendenza; nessuno dei suoi dimorerà in mezzo a questo popolo, né
vedrà il bene che farò al mio popolo - dice il Signore - perché ha
predicato la ribellione contro il Signore".
30
Parola che fu rivolta a Geremia da parte del Signore:
Dice
il Signore, Dio di Israele: "Scriviti in un libro tutte le cose che
ti dirò, perché, ecco, verranno giorni - dice il Signore -
nei quali cambierò la sorte del mio popolo, di Israele e di Giuda -
dice il Signore -; li ricondurrò nel paese che ho concesso ai loro
padri e ne prenderanno possesso". Queste sono le parole
che il Signore pronunziò per Israele e per Giuda:

Così dice il Signore:
"Si ode un grido di spavento,
terrore, non pace.
Informatevi e osservate se un maschio può partorire.
Perché mai vedo tutti gli uomini
con le mani sui fianchi come una partoriente?
Perché ogni faccia è stravolta,
impallidita? Ohimè!
Perché grande è quel giorno,
non ce n'è uno simile!
Esso sarà un tempo di angoscia per Giacobbe,
tuttavia egli ne uscirà salvato.
In quel giorno - parola del Signore degli eserciti -
romperò il giogo togliendolo dal suo collo, spezzerò le sue catene;
non saranno più schiavi di stranieri. Essi serviranno il
Signore loro Dio e Davide loro re, che io susciterò loro.
Tu, poi, non temere, Giacobbe, mio
servo.
Oracolo del Signore.
Non abbatterti, Israele,
Poiché io libererò te dal paese lontano,
la tua discendenza dal paese del suo esilio.
Giacobbe ritornerà e godrà la pace,
vivrà tranquillo e nessuno lo molesterà.
Poiché io sono con te
per salvarti, oracolo del Signore.
Sterminerò tutte le nazioni
in mezzo alle quali ti ho disperso;
ma con te non voglio operare una strage;
cioè ti castigherò secondo giustizia,
non ti lascerò del tutto impunito".

Così dice il Signore: "La tua
ferita è incurabile,
la tua piaga è molto grave.
Per la tua piaga non ci sono rimedi,
non si forma nessuna cicatrice.
Tutti i tuoi amanti ti hanno dimenticato,
non ti cercano più;
poiché ti ho colpito come colpisce un nemico,
con un castigo severo,
per le tue grandi iniquità,
per i molti tuoi peccati.
Perché gridi per la ferita?
Incurabile è la tua piaga.
A causa della tua grande iniquità, dei molti tuoi peccati,
io ti ho fatto questi mali.
Però quanti ti divorano saranno divorati,
i tuoi oppressori andranno tutti in schiavitù;
i tuoi saccheggiatori saranno abbandonati al saccheggio
e saranno oggetto di preda quanti ti hanno depredato.
Farò infatti cicatrizzare la tua ferita
e ti guarirò dalle tue piaghe.
Parola del Signore.
Poiché ti chiamano la ripudiata, o Sion,
quella di cui nessuno si cura",
Così dice il Signore.
"Ecco, restaurerò la sorte delle tende di
Giacobbe
e avrò compassione delle sue dimore.
La città sarà ricostruita sulle rovine
e il palazzo sorgerà di nuovo al suo posto.
Ne usciranno inni di lode,
voci di gente festante.
Li moltiplicherò e non diminuiranno,
li onorerò e non saranno disprezzati,
i loro figli saranno come una volta.
la loro assemblea sarà stabile dinanzi a me;
mentre punirò i loro avversari.
Il loro capo sarà uno di essi
e da essi uscirà il loro comandante;
io lo farò avvicinare ed egli si accosterà a me.
Poiché chi è colui che arrischia la vita
per avvicinarsi a me? Oracolo del Signore.
Voi sarete il mio popolo
e io il vostro Dio.
Ecco la tempesta del Signore, il suo furore si scatena,
una tempesta travolgente;
si abbatte sul capo dei malvagi.
Non cesserà l'ira ardente del Signore,
finché non abbia compiuto e attuato
i progetti del suo cuore.
Alla fine dei giorni lo comprenderete!
31
In quel tempo - oracolo del Signore -
io sarò Dio per tutte le tribù di Israele
ed esse saranno il mio popolo".
Così dice il Signore:
"Ha trovato grazia nel deserto
un popolo di scampati alla spada;
Israele si avvia a una quieta dimora".
Da lontano gli è apparso il Signore:
"Ti ho amato di amore eterno,
per questo ti conservo ancora pietà.
Ti edificherò di nuovo e tu sarai riedificata,
vergine di Israele.

Di nuovo ti ornerai dei tuoi tamburi
e uscirai fra la danza dei festanti.
Di nuovo pianterai vigne
sulle colline di Samaria;
i piantatori, dopo aver piantato, raccoglieranno.
Verrà il giorno in cui grideranno le vedette
sulle montagne di Èfraim:
Su, saliamo a Sion,
andiamo dal Signore nostro Dio".
Poiché dice il Signore:
"Innalzate canti di gioia per Giacobbe,
esultate per la prima delle nazioni,
fate udire la vostra lode e dite:
Il Signore ha salvato il suo popolo,
un resto di Israele".
Ecco, li riconduco dal paese del settentrione
e li raduno all'estremità della terra;
fra di essi sono il cieco e lo zoppo,
la donna incinta e la partoriente;
ritorneranno qui in gran folla.
Essi erano partiti nel pianto,
io li riporterò tra le consolazioni;
li condurrò a fiumi d'acqua
per una strada diritta in cui non inciamperanno;
perché io sono un padre per Israele,
Èfraim è il mio primogenito.
Ascoltate, popoli, la parola del Signore,
annunziatela alle isole più lontane e dite:
"Chi ha disperso Israele lo raduna
e lo custodisce come un pastore il suo gregge",
perché il Signore ha redento Giacobbe,
lo ha riscattato dalle mani del più forte di lui.
Verranno e canteranno inni sull'altura di Sion,
affluiranno verso i beni del Signore,
verso il grano, il mosto e l'olio,
verso i nati dei greggi e degli armenti.
Essi saranno come un giardino irrigato,
non languiranno più.
Allora si allieterà la vergine alla danza;
i giovani e i vecchi gioiranno.
Io cambierò il loro lutto in gioia,
li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni.
Sazierò di delizie l'anima dei sacerdoti
e il mio popolo abbonderà dei miei beni.
Parola del Signore.
Così dice il Signore: "Una voce
si ode da Rama,
lamento e pianto amaro:
Rachele piange i suoi figli,
rifiuta d'essere consolata perché non sono più".
Dice il Signore:
"Trattieni la voce dal pianto,
i tuoi occhi dal versare lacrime,
perché c'è un compenso per le tue pene;
essi torneranno dal paese nemico.
C'è una speranza per la tua discendenza:
i tuoi figli ritorneranno entro i loro confini.
Ho udito Èfraim rammaricarsi:
Tu mi hai castigato e io ho subito il castigo
come un giovenco non domato.
Fammi ritornare e io ritornerò,
perché tu sei il Signore mio Dio.
Dopo il mio smarrimento, mi sono pentito;
dopo essermi ravveduto,
mi sono battuto l'anca.
Mi sono vergognato e ne provo confusione,
perché porto l'infamia della mia giovinezza.
Non è forse Èfraim un figlio caro per me,
un mio fanciullo prediletto?
Infatti dopo averlo minacciato,
me ne ricordo sempre più vivamente.
Per questo le mie viscere si commuovono per lui,
provo per lui profonda tenerezza".
Oracolo del Signore.
Pianta dei cippi,
metti pali indicatori,
sta' bene attenta alla strada,
alla via che hai percorso.
Ritorna, vergine di Israele,
ritorna alle tue città.
Fino a quando andrai vagando, figlia ribelle?
Poiché il Signore crea una cosa nuova sulla terra:
la donna cingerà l'uomo!

Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele:
"Si dirà ancora questa parola nel paese di Giuda e nelle sue
città, quando avrò cambiato la loro sorte: Il Signore ti benedica, o
dimora di giustizia, monte santo. Vi abiteranno insieme
Giuda e tutte le sue città, agricoltori e allevatori di greggi. Poiché
ristorerò copiosamente l'anima stanca e sazierò ogni anima che
languisce".
A questo punto mi sono destato e ho guardato; il mio
sonno mi parve soave.
"Ecco verranno giorni - dice il Signore - nei quali
renderò feconda la casa di Israele e la casa di Giuda per semenza di
uomini e di bestiame. Allora, come ho vegliato su di essi
per sradicare e per demolire, per abbattere e per distruggere e per
affliggere con mali, così veglierò su di essi per edificare e per
piantare". Parola del Signore.
"In quei giorni non si dirà
più:
I padri han mangiato uva acerba
e i denti dei figli si sono allegati!
Ma ognuno morirà per la sua propria iniquità; a ogni
persona che mangi l'uva acerba si allegheranno i denti".
"Ecco verranno giorni - dice il Signore - nei quali
con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò una
alleanza nuova. Non come l'alleanza che ho conclusa con i
loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese
d'Egitto, una alleanza che essi hanno violato, benché io fossi loro
Signore. Parola del Signore. Questa sarà l'alleanza che io
concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore:
Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora
io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. Non dovranno
più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore,
perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il
Signore; poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò
più del loro peccato".
Così dice il Signore
che ha fissato il sole come luce del giorno,
la luna e le stelle come luce della notte,
che solleva il mare e ne fa mugghiare le onde
e il cui nome è Signore degli eserciti:
"Quando verranno meno queste leggi
dinanzi a me - dice il Signore -
allora anche la progenie di Israele cesserà
di essere un popolo davanti a me per sempre".
Così dice il Signore:
"Se si possono misurare i cieli in alto
ed esplorare in basso le fondamenta della terra,
anch'io rigetterò tutta la progenie di Israele
per ciò che ha commesso". Oracolo del Signore.
"Ecco verranno giorni - dice il Signore - nei quali
la città sarà riedificata per il Signore dalla torre di Cananeèl fino
alla porta dell'Angolo. La corda per misurare si stenderà
in linea retta fino alla collina di Gàreb, volgendo poi verso Goà. Tutta
la valle dei cadaveri e delle ceneri e tutti i campi fino al torrente
Cedron, fino all'angolo della porta dei Cavalli a oriente, saranno
consacrati al Signore; non sarà più sconvolta né distrutta mai
più".
32
Parola che fu rivolta a Geremia dal Signore nell'anno
decimo di Sedecìa re di Giuda, cioè nell'anno decimo ottavo di
Nabucodònosor. L'esercito del re di Babilonia assediava
allora Gerusalemme e il profeta Geremia era rinchiuso nell'atrio della
prigione, nella reggia del re di Giuda, e ve lo aveva
rinchiuso Sedecìa re di Giuda, dicendo: "Perché profetizzi con
questa minaccia: Dice il Signore: Ecco metterò questa città in potere
del re di Babilonia ed egli la occuperà; Sedecìa re di
Giuda non scamperà dalle mani dei Caldei, ma sarà dato in mano del re
di Babilonia e parlerà con lui faccia a faccia e si guarderanno negli
occhi; egli condurrà Sedecìa in Babilonia dove egli
resterà finché io non lo visiterò - oracolo del Signore -; se
combatterete contro i Caldei, non riuscirete a nulla"?
Geremia disse: Mi fu rivolta questa parola del Signore:
"Ecco
Canamèl, figlio di Sallùm tuo zio, viene da te per dirti: Cómprati il
mio campo, che si trova in Anatòt, perché a te spetta il diritto di
riscatto per acquistarlo". Venne dunque da me Canamèl,
figlio di mio zio, secondo la parola del Signore, nell'atrio della
prigione e mi disse: "Compra il mio campo che si trova in Anatòt,
perché a te spetta il diritto di acquisto e a te tocca il riscatto.
Cómpratelo!".

Allora riconobbi che questa era la volontà del Signore
e
comprai il campo da Canamèl, figlio di mio zio, e gli pagai il prezzo:
diciassette sicli d'argento. Stesi il documento del
contratto, lo sigillai, chiamai i testimoni e pesai l'argento sulla
stadera. Quindi presi il documento di compra, quello
sigillato e quello aperto, secondo le prescrizioni della legge. Diedi
il contratto di compra a Baruc figlio di Neria, figlio di Macsia, sotto
gli occhi di Canamèl figlio di mio zio e sotto gli occhi dei testimoni
che avevano sottoscritto il contratto di compra e sotto gli occhi di
tutti i Giudei che si trovavano nell'atrio della prigione. Diedi
poi a Baruc quest'ordine: "Dice il Signore degli
eserciti, Dio di Israele: Prendi i contratti di compra, quello sigillato
e quello aperto, e mettili in un vaso di terra, perché si conservino a
lungo. Poiché dice il Signore degli eserciti, Dio di
Israele: Ancora si compreranno case, campi e vigne in questo
paese".
Pregai il Signore, dopo aver consegnato il contratto di
compra a Baruc figlio di Neria: "Ah, Signore Dio, tu
hai fatto il cielo e la terra con grande potenza e con braccio forte;
nulla ti è impossibile. Tu usi misericordia con mille e
fai subire la pena dell'iniquità dei padri ai loro figli dopo di essi,
Dio grande e forte, che ti chiami Signore degli eserciti. Tu
sei grande nei pensieri e potente nelle opere, tu, i cui occhi sono
aperti su tutte le vie degli uomini, per dare a ciascuno secondo la sua
condotta e il merito delle sue azioni. Tu hai operato segni
e miracoli nel paese di Egitto e fino ad oggi in Israele e fra tutti gli
uomini e ti sei fatto un nome come appare oggi. Tu hai
fatto uscire dall'Egitto il tuo popolo Israele con segni e con miracoli,
con mano forte e con braccio possente e incutendo grande spavento. Hai
dato loro questo paese, che avevi giurato ai loro padri di dare loro,
terra in cui scorre latte e miele. Essi vennero e ne presero possesso, ma non ascoltarono
la tua voce, non camminarono secondo la tua legge, non fecero quanto
avevi comandato loro di fare; perciò tu hai mandato su di loro tutte
queste sciagure. Ecco, le opere di assedio hanno raggiunto la città per
occuparla; la città sarà data in mano ai Caldei che l'assediano con la
spada, la fame e la peste. Ciò che tu avevi detto avviene; ecco, tu lo
vedi. E tu, Signore Dio, mi dici: Comprati il campo con
denaro e chiama i testimoni, mentre la città sarà messa in mano ai
Caldei".
Allora mi fu rivolta questa parola del Signore:
"Ecco, io sono il Signore Dio di ogni essere vivente; qualcosa è
forse impossibile per me? Pertanto dice il Signore: Ecco io
darò questa città in mano ai Caldei e a Nabucodònosor re di
Babilonia, il quale la prenderà. Vi entreranno i Caldei
che combattono contro questa città, bruceranno questa città con il
fuoco e daranno alle fiamme le case sulle cui terrazze si offriva
incenso a Baal e si facevano libazioni agli altri dèi per provocarmi. Gli
Israeliti e i figli di Giuda non hanno fatto che quanto è male ai miei
occhi fin dalla loro giovinezza; gli Israeliti hanno soltanto saputo
offendermi con il lavoro delle loro mani. Oracolo del Signore.

Poiché causa della mia ira e del mio sdegno è stata
questa città da quando la edificarono fino ad oggi; così io la farò
scomparire dalla mia presenza, a causa di tutto il male che
gli Israeliti e i figli di Giuda commisero per provocarmi, essi, i loro
re, i loro capi, i loro sacerdoti e i loro profeti, gli uomini di Giuda
e gli abitanti di Gerusalemme. Essi mi voltarono la schiena invece della faccia; io li
istruivo con continua premura, ma essi non ascoltarono e non impararono
la correzione. Essi collocarono i loro idoli abominevoli
perfino nel tempio che porta il mio nome per contaminarlo e
costruirono le alture di Baal nella valle di Ben-Hinnòn per far passare
per il fuoco i loro figli e le loro figlie in onore di Moloch - cosa che
io non avevo comandato, anzi neppure avevo pensato di istituire un
abominio simile -, per indurre a peccare Giuda".
Ora così dice il Signore Dio di Israele, riguardo a
questa città che voi dite sarà data in mano al re di Babilonia per
mezzo della spada, della fame e della peste: "Ecco, li
radunerò da tutti i paesi nei quali li ho dispersi nella mia ira, nel
mio furore e nel mio grande sdegno; li farò tornare in questo luogo e
li farò abitare tranquilli. Essi saranno il mio popolo e
io sarò il loro Dio. Darò loro un solo cuore e un solo
modo di comportarsi perché mi temano tutti i giorni per il loro bene e
per quello dei loro figli dopo di essi. Concluderò con
essi un'alleanza eterna e non mi allontanerò più da loro per
beneficarli; metterò nei loro cuori il mio timore, perché non si
distacchino da me. Godrò nel beneficarli, li fisserò
stabilmente in questo paese, con tutto il cuore e con tutta
l'anima". Poiché così dice il Signore: "Come ho
mandato su questo popolo tutto questo grande male, così io manderò su
di loro tutto il bene che ho loro promesso. E compreranno
campi in questo paese, di cui voi dite: È una desolazione, senza uomini
e senza bestiame, lasciato in mano ai Caldei. Essi si
compreranno campi con denaro, stenderanno contratti e li sigilleranno e
si chiameranno testimoni nella terra di Beniamino e nei dintorni di
Gerusalemme, nelle città di Giuda e nelle città della montagna e nelle
città della Sefèla e nelle città del mezzogiorno, perché cambierò
la loro sorte". Oracolo del Signore.
33

La parola del Signore fu rivolta una seconda volta a
Geremia, mentre egli era ancora chiuso nell'atrio della prigione: "Così
dice il Signore, che ha fatto la terra e l'ha formata per renderla
stabile e il cui nome è Signore: Invocami e io ti
risponderò e ti annunzierò cose grandi e impenetrabili, che tu non
conosci. Poiché dice il Signore degli eserciti, Dio di
Israele, riguardo alle case di questa città e alle case dei re di
Giuda, che saranno diroccate di fronte alle opere di assedio e alle armi
dei Caldei venuti a far guerra e a riempirle dei cadaveri
degli uomini che io ho colpito nella mia ira e nel mio furore, poiché
ho nascosto il volto distornandolo da questa città a causa di tutta la
loro malvagità: Ecco io farò rimarginare la loro piaga, li
curerò e li risanerò; procurerò loro abbondanza di pace e di
sicurezza. Cambierò la sorte di Giuda e la sorte di Israele
e li ristabilirò come al principio. Li purificherò da
tutta l'iniquità con cui hanno peccato contro di me e perdonerò tutte
le iniquità che han commesso verso di me e per cui si sono ribellati
contro di me. Ciò sarà per me titolo di gioia, di lode e
di gloria tra tutti i popoli della terra, quando sapranno tutto il bene
che io faccio loro e temeranno e tremeranno per tutto il bene e per
tutta la pace che concederò loro. Dice il Signore: In
questo luogo, di cui voi dite: Esso è desolato, senza uomini e senza
bestiame; nelle città di Giuda e nelle strade di Gerusalemme, che sono
desolate, senza uomini, senza abitanti e senza bestiame, si udranno
ancora grida di gioia e grida di allegria, la voce dello
sposo e quella della sposa e il canto di coloro che dicono: Lodate il
Signore degli eserciti, perché è buono, perché la sua grazia dura
sempre, portando sacrifici di ringraziamento nel tempio del Signore,
perché ristabilirò la sorte di questo paese come era prima, dice il
Signore.
Così dice il Signore degli eserciti: In questo luogo
desolato, senza uomini e senza bestiame, e in tutte le sue città ci
saranno ancora luoghi di pastori che vi faranno riposare i greggi. Nelle
città dei monti, nelle città della Sefèla, nelle città del
mezzogiorno, nella terra di Beniamino, nei dintorni di Gerusalemme e
nelle città di Giuda passeranno ancora le pecore sotto la mano di chi
le conta, dice il Signore. Ecco verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali
io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa di Israele e
alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò
germogliare per Davide un germoglio di giustizia; egli eserciterà il
giudizio e la giustizia sulla terra. In quei giorni Giuda
sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla. Così sarà chiamata:
Signore-nostra-giustizia. Così dice il Signore: Davide non sarà mai privo di un
discendente che sieda sul trono della casa di Israele; ai
sacerdoti leviti non mancherà mai chi stia davanti a me per offrire
olocausti, per bruciare l'incenso in offerta e compiere sacrifici tutti
i giorni". Questa parola del Signore fu poi rivolta a Geremia:
"Dice
il Signore: Se voi potete spezzare la mia alleanza con il giorno e la
mia alleanza con la notte, in modo che non vi siano più giorno e notte
al tempo loro, così sarà rotta anche la mia alleanza con
Davide mio servo, in modo che non abbia un figlio che regni sul suo
trono, e quella con i leviti sacerdoti che mi servono. Come
non si può contare la milizia del cielo né numerare la sabbia del
mare, così io moltiplicherò la discendenza di Davide, mio servo, e i
leviti che mi servono". La parola del Signore fu ancora rivolta a Geremia:
"Non
hai osservato ciò che questo popolo va dicendo: Il Signore ha rigettato
le due famiglie che si era scelte! e così disprezzano il mio popolo
quasi che non sia più una nazione ai loro occhi?". Dice
il Signore: "Se non sussiste più la mia alleanza con il giorno e
con la notte, se io non ho stabilito le leggi del cielo e della terra, in
tal caso potrò rigettare la discendenza di Giacobbe e di Davide mio
servo, così da non prendere più dai loro posteri coloro che
governeranno sulla discendenza di Abramo, di Isacco e di Giacobbe.
Poiché io cambierò la loro sorte e avrò pietà di loro".
34

Parola che fu rivolta a Geremia dal Signore, quando
Nabucodònosor re di Babilonia con tutto il suo esercito e tutti i regni
della terra sotto il suo dominio e tutti i popoli combattevano contro
Gerusalemme e tutte le città dipendenti: Così dice il
Signore, Dio di Israele: "Va' a parlare a Sedecìa re di Giuda e
digli: Così parla il Signore: Ecco io do questa città in mano al re di
Babilonia, che la darà alle fiamme. Tu non scamperai dalla
sua mano, ma sarai preso e consegnato in suo potere. I tuoi occhi
fisseranno gli occhi del re di Babilonia, gli parlerai faccia a faccia e
poi andrai a Babilonia. Tuttavia, ascolta la parola del
Signore, o Sedecìa re di Giuda! Così dice il Signore a tuo riguardo:
Non morirai di spada! Morirai in pace e come si bruciarono
aròmi per i funerali dei tuoi padri, gli antichi re di Giuda che furono
prima di te, così si bruceranno per te e per te si farà il lamento
dicendo: Ahimè, Signore! Questo ho detto". Oracolo del Signore.
Il profeta Geremia riferì a Sedecìa re di Giuda tutte
queste parole in Gerusalemme. Frattanto l'esercito del re di
Babilonia muoveva guerra a Gerusalemme e a tutte le città di Giuda che
ancora rimanevano, Lachis e Azekà, poiché solo queste fortezze erano
rimaste fra le città di Giuda. Questa parola fu rivolta a Geremia dal Signore, dopo che
il re Sedecìa ebbe concluso un'alleanza con tutto il popolo che si
trovava a Gerusalemme, di proclamare la libertà degli schiavi, rimandando
liberi ognuno il suo schiavo ebreo e la sua schiava ebrea, così che
nessuno costringesse più alla schiavitù un Giudeo suo fratello. Tutti i capi e tutto il popolo, che avevano aderito
all'alleanza, acconsentirono a rimandare liberi ognuno il proprio
schiavo e ognuno la propria schiava, così da non costringerli più alla
schiavitù: acconsentirono dunque e li rimandarono effettivamente; ma
dopo si pentirono e ripresero gli schiavi e le schiave che avevano
rimandati liberi e li ridussero di nuovo schiavi e schiave.
Allora questa parola del Signore fu rivolta a Geremia:
"Così
dice il Signore, Dio di Israele: Io ho concluso un'alleanza con i vostri
padri, quando li ho fatti uscire dal paese d'Egitto, da una condizione
servile, dicendo: Al compiersi di sette anni rimanderà
ognuno il suo fratello ebreo che si sarà venduto a te; egli ti servirà
sei anni, quindi lo rimanderai libero disimpegnato da te; ma i vostri
padri non mi ascoltarono e non prestarono orecchio. Ora voi
oggi vi eravate ravveduti e avevate fatto ciò che è retto ai miei
occhi, proclamando ciascuno la libertà del suo fratello; voi avevate
concluso un patto davanti a me, nel tempio in cui è invocato il mio
nome. Ma poi, avete mutato di nuovo parere e profanando il
mio nome avete ripreso ognuno gli schiavi e le schiave, che avevate
rimandati liberi secondo il loro desiderio, e li avete costretti a
essere ancora vostri schiavi e vostre schiave. Perciò dice
il Signore: Voi non avete dato ascolto al mio ordine che ognuno
proclamasse la libertà del proprio fratello e del proprio prossimo:
ora, ecco, io affiderò la vostra liberazione - parola del Signore -
alla spada, alla peste e alla fame e vi farò oggetto di terrore per
tutti i regni della terra. Gli uomini che hanno trasgredito
la mia alleanza, perché non hanno eseguito i termini dell'alleanza che
avevano conclusa in mia presenza, io li renderò come il vitello che
spaccarono in due passando fra le sue metà. I capi di
Giuda, i capi di Gerusalemme, gli eunuchi, i sacerdoti e tutto il popolo
del paese, che passarono attraverso le due metà del vitello, li
darò in mano ai loro nemici e a coloro che attentano alla loro vita; i
loro cadaveri saranno pasto agli uccelli dell'aria e alle bestie
selvatiche. Darò Sedecìa re di Giuda e i suoi capi in
mano ai loro nemici, in mano a coloro che attentano alla loro vita e in
mano all'esercito del re di Babilonia, che ora si è allontanato da voi.
Ecco, io darò un ordine - dice il Signore - e li farò
tornare verso questa città, la assedieranno, la prenderanno e la
daranno alle fiamme e le città di Giuda le renderò desolate, senza
abitanti".
35

Questa parola fu rivolta a Geremia dal Signore nei giorni
di Ioiakìm figlio di Giosia, re di Giuda: "Va' dai
Recabiti e parla loro, conducili in una delle stanze nel tempio del
Signore e offri loro vino da bere". Io allora presi Iazanià figlio di Geremia, figlio di Cabassinià, i suoi fratelli e
tutti i suoi figli, cioè tutta la famiglia dei Recabiti. Li
condussi nel tempio del Signore, nella stanza dei figli di Canàn figlio
di Iegdalià, uomo di Dio, la quale si trova vicino alla stanza dei
capi, sopra la stanza di Maasià figlio di Sallùm, custode di servizio
alla soglia. Posi davanti ai membri della famiglia dei
Recabiti boccali pieni di vino e delle coppe e dissi loro: "Bevete
il vino!". Essi risposero: "Noi non beviamo vino,
perché Ionadàb figlio di Recàb, nostro antenato, ci diede
quest'ordine: Non berrete vino, né voi né i vostri figli, mai; non
costruirete case, non seminerete sementi, non pianterete vigne e non ne
possederete alcuna, ma abiterete nelle tende tutti i vostri giorni,
perché possiate vivere a lungo sulla terra, dove vivete come
forestieri. Noi abbiamo obbedito agli ordini di Ionadàb
figlio di Recàb, nostro antenato, riguardo a quanto ci ha comandato,
così che noi, le nostre mogli, i nostri figli e le nostre figlie, non
beviamo vino per tutta la nostra vita; non costruiamo case
da abitare né possediamo vigne o campi o sementi. Noi
abitiamo nelle tende, obbediamo e facciamo quanto ci ha comandato
Ionadàb nostro antenato. Quando Nabucodònosor re di
Babilonia è venuto contro il paese, ci siamo detti: Venite, entriamo in
Gerusalemme per sfuggire all'esercito dei Caldei e all'esercito degli
Aramei. Così siam venuti ad abitare in Gerusalemme".
Allora questa parola del Signore fu rivolta a Geremia:
"Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Va' e
riferisci agli uomini di Giuda e agli abitanti di Gerusalemme: Non
accetterete la lezione, ascoltando le mie parole? Oracolo del Signore. Sono
state messe in pratica le parole di Ionadàb figlio di Recàb, il quale
aveva comandato ai suoi figli di non bere vino. Essi infatti non lo
hanno bevuto fino a oggi, perché hanno obbedito al comando del loro
padre. Io vi ho parlato con continua premura, ma voi non mi avete
ascoltato! Vi ho inviato tutti i miei servi, i profeti, con
viva sollecitudine per dirvi: Abbandonate ciascuno la vostra condotta
perversa, emendate le vostre azioni e non seguite altri dèi per
servirli, per poter abitare nel paese che ho concesso a voi e ai vostri
padri, ma voi non avete prestato orecchio e non mi avete dato retta. Così
i figli di Ionadàb figlio di Recàb hanno eseguito il comando che il
loro padre aveva dato loro; questo popolo, invece, non mi ha ascoltato. Perciò
dice il Signore, Dio degli eserciti e Dio di Israele: Ecco, io manderò
su Giuda e su tutti gli abitanti di Gerusalemme tutto il male che ho
annunziato contro di essi, perché ho parlato loro e non mi hanno
ascoltato, li ho chiamati e non hanno risposto". Geremia riferì alla famiglia dei Recabiti: "Dice
il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Poiché avete ascoltato il
comando di Ionadàb vostro padre e avete osservato tutti i suoi decreti
e avete fatto quanto vi aveva ordinato, per questo dice il
Signore degli eserciti, Dio di Israele: a Ionadàb figlio di Recàb non
verrà mai a mancare qualcuno che stia sempre alla mia presenza".
36
Nel quarto anno di Ioiakìm figlio di Giosia, re di
Giuda, questa parola fu rivolta a Geremia da parte del Signore: "Prendi
un rotolo da scrivere e scrivici tutte le cose che ti ho detto riguardo
a Gerusalemme, a Giuda e a tutte le nazioni, da quando cominciai a
parlarti dal tempo di Giosia fino ad oggi. Forse quelli
della casa di Giuda, sentendo tutto il male che mi propongo di fare
loro, abbandoneranno ciascuno la sua condotta perversa e allora
perdonerò le loro iniquità e i loro peccati".
Geremia chiamò Baruc figlio di Neria e Baruc scrisse,
sotto la dettatura di Geremia, tutte le cose che il Signore gli aveva
detto su un rotolo per scrivere. Quindi Geremia ordinò a
Baruc: "Io ne sono impedito e non posso andare nel tempio del
Signore. Andrai dunque tu a leggere, nel rotolo che hai
scritto sotto la mia dettatura, le parole del Signore, facendole udire
al popolo nel tempio del Signore in un giorno di digiuno; le leggerai
anche ad alta voce a tutti quelli di Giuda che vengono dalle loro
città. Forse si umilieranno con suppliche dinanzi al
Signore e abbandoneranno ciascuno la sua condotta perversa, perché
grande è l'ira e il furore che il Signore ha espresso verso questo
popolo". Baruc figlio di Neria fece quanto gli aveva comandato il
profeta Geremia, leggendo sul rotolo le parole del Signore nel tempio.
Nel quinto anno di Ioiakìm figlio di Giosia, re di
Giuda, nel nono mese, fu indetto un digiuno davanti al Signore per tutto
il popolo di Gerusalemme e per tutto il popolo che era venuto dalle
città di Giuda a Gerusalemme. Baruc dunque lesse nel libro
facendo udire a tutto il popolo le parole di Geremia, nel tempio del
Signore, nella stanza di Ghemarià, figlio di Safàn lo scriba, nel
cortile superiore presso l'ingresso della Porta Nuova del tempio del
Signore. Michea figlio di Ghemarià, figlio di Safàn,
udite tutte le parole del Signore lette dal libro, scese
alla reggia nella stanza dello scriba; ed ecco là si trovavano in
seduta tutti i capi dignitari: Elisamà lo scriba e Delaià figlio di
Semaià, Elnatàn figlio di Acbòr, Ghemarià figlio di Safàn, e
Sedecìa figlio di Anania, insieme con tutti i capi. Michea
riferì loro tutte le parole che aveva udite quando Baruc leggeva nel
libro al popolo in ascolto. Allora tutti i capi inviarono da Baruc Iudi figlio di
Natania, figlio di Selemia, figlio dell'Etiope, per dirgli: "Prendi
nelle mani il rotolo che leggevi ad alta voce al popolo e vieni".
Baruc figlio di Neria prese il rotolo in mano e si recò da loro.
Ed
essi gli dissero: "Siedi e leggi davanti a noi". Baruc lesse
davanti a loro. Allora, quando udirono tutte quelle parole, ebbero paura
e si dissero l'un l'altro: "Dobbiamo senz'altro riferire al re
tutte queste parole". Poi interrogarono Baruc:
"Dicci come hai fatto a scrivere tutte queste parole". Baruc
rispose: "Di sua bocca Geremia mi dettava tutte queste parole e io
le scrivevo nel libro con l'inchiostro".I capi dissero a Baruc: "Va' e nasconditi insieme
con Geremia; nessuno sappia dove siete". Essi poi si
recarono dal re nell'appartamento interno, dopo aver riposto il rotolo
nella stanza di Elisamà lo scriba, e riferirono al re tutte queste
cose. Allora il re mandò Iudi a prendere il rotolo. Iudi lo
prese dalla stanza di Elisamà lo scriba e lo lesse davanti al re e a
tutti i capi che stavano presso il re. Il re sedeva nel
palazzo d'inverno - si era al nono mese - con un braciere acceso
davanti.

Ora, quando Iudi aveva letto tre o quattro colonne, il
re le lacerava con il temperino da scriba e le gettava nel fuoco sul
braciere, finché non fu distrutto l'intero rotolo nel fuoco che era sul
braciere. Il re e tutti i suoi ministri non tremarono né
si strapparono le vesti all'udire tutte quelle cose. Eppure Elnatàn, Delaià e Ghemarià avevano supplicato il re di non bruciare
il rotolo, ma egli non diede loro ascolto. Anzi ordinò a
Ieracmeèl, un principe regale, a Seraià figlio di Azrièl e a Selemia
figlio di Abdeèl, di arrestare Baruc lo scriba e il profeta Geremia, ma
il Signore li aveva nascosti.
Questa parola del Signore fu rivolta a Geremia dopo che
il re ebbe bruciato il rotolo con le parole che Baruc aveva scritte
sotto la dettatura di Geremia: Prendi di nuovo un rotolo e
scrivici tutte le parole di prima, che erano nel primo rotolo bruciato
da Ioiakìm re di Giuda. Contro Ioiakìm re di Giuda
dichiarerai: "Dice il Signore: Hai bruciato quel rotolo, dicendo:
Perché vi hai scritto queste parole: Certo verrà il re di Babilonia e
devasterà questo paese e farà scomparire da esso uomini e bestie? Per
questo dice il Signore contro Ioiakìm re di Giuda: Egli non avrà un
erede sul trono di Davide; il suo cadavere sarà esposto al calore del
giorno e al freddo della notte. Io punirò lui, la sua
discendenza e i suoi ministri per le loro iniquità e manderò su di
loro, sugli abitanti di Gerusalemme e sugli uomini di Giuda, tutto il
male che ho minacciato, senza che mi abbiano dato ascolto".
Geremia prese un altro rotolo e lo consegnò a Baruc
figlio di Neria, lo scriba, il quale vi scrisse, sotto la dettatura di
Geremia, tutte le parole del libro che Ioiakìm re di Giuda aveva
bruciato nel fuoco; inoltre vi furono aggiunte molte parole simili a
quelle.
37
Sedecìa figlio di Giosia divenne re al posto di Conìa
figlio di Ioiakìm; Nabucodònosor re di Babilonia lo nominò re nel
paese di Giuda. Ma né lui né i suoi ministri né il popolo
del paese ascoltarono le parole che il Signore aveva pronunziate per
mezzo del profeta Geremia. Il re Sedecìa inviò allora Iucàl figlio di Selemia e
il sacerdote Sofonia figlio di Maasià dal profeta Geremia per dirgli:
"Prega per noi il Signore nostro Dio". Geremia intanto andava e veniva in mezzo al popolo e non
era stato ancora messo in prigione. Però l'esercito del faraone era uscito dall'Egitto e i
Caldei, che assediavano Gerusalemme, appena ne avevano avuto notizia, si
erano allontanati da Gerusalemme.
Allora la parola del Signore fu rivolta al profeta
Geremia: "Dice il Signore Dio di Israele: Riferite al
re di Giuda, che vi ha mandati da me per consultarmi: Ecco l'esercito
del faraone, uscito in vostro aiuto, ritornerà nel suo paese d'Egitto; i
Caldei ritorneranno, combatteranno contro questa città, la prenderanno
e la daranno alle fiamme". Dice il Signore: "Non illudetevi pensando: Certo i
Caldei si allontaneranno da noi, perché non se ne andranno. Anche
se riusciste a battere tutto l'esercito dei Caldei che combattono contro
di voi, e ne rimanessero solo alcuni feriti, costoro sorgerebbero
ciascuno dalla sua tenda e darebbero alle fiamme questa città".
Quando l'esercito dei Caldei si allontanò da
Gerusalemme a causa dell'esercito del faraone, Geremia
uscì da Gerusalemme per andare nella terra di Beniamino a prendervi una
parte di eredità tra i suoi parenti. Ma, quando fu alla porta di Beniamino, dove era un
incaricato del servizio di guardia chiamato Ieria figlio di Selemia,
figlio di Anania, costui arrestò il profeta Geremia dicendo: "Tu
passi ai Caldei!". Geremia rispose: "È falso! Io
non passo ai Caldei"; ma egli non gli diede retta. E così Ieria
prese Geremia e lo condusse dai capi. I capi erano sdegnati
contro Geremia, lo percossero e lo gettarono in prigione nella casa di
Giònata lo scriba, che avevano trasformato in un carcere. Geremia
entrò in una cisterna sotterranea a volta e rimase là molti giorni. Il re Sedecìa mandò a prenderlo e lo interrogò in
casa sua, di nascosto: "C'è qualche parola da parte del
Signore?". Geremia rispose: "Sì" e precisò: "Tu
sarai dato in mano al re di Babilonia". Geremia poi disse al re Sedecìa: "Quale colpa ho
commesso contro di te, i tuoi ministri e contro questo popolo, perché
mi abbiate messo in prigione? E dove sono i vostri profeti,
che vi predicevano: Il re di Babilonia non verrà contro di voi e contro
questo paese? Ora, ascolta, re mio signore; la mia supplica
ti giunga gradita. Non rimandarmi nella casa di Giònata lo scriba,
perché io non vi muoia". Il re Sedecìa comandò di custodire Geremia nell'atrio
della prigione e gli fu data ogni giorno una focaccia di pane
proveniente dalla via dei Fornai, finché non fu esaurito tutto il pane
in città. Così Geremia rimase nell'atrio della prigione.
38
Sefatià figlio di Mattàn, Godolia figlio di Pascùr,
Iucàl figlio di Selemia e Pascùr figlio di Malchia udirono queste
parole che Geremia rivolgeva a tutto il popolo: "Dice
il Signore: Chi rimane in questa città morirà di spada, di fame e di
peste, mentre chi passerà ai Caldei vivrà: per lui la sua vita sarà
come bottino e vivrà. Dice il Signore: Certo questa città
sarà data in mano all'esercito del re di Babilonia che la
prenderà". I capi allora dissero al re: "Si metta a morte
questo uomo, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti
in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole,
poiché questo uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male".
Il re Sedecìa rispose: "Ecco, egli è nelle vostre
mani; il re infatti non ha poteri contro di voi". Essi allora presero Geremia e lo gettarono nella cisterna
di Malchia, principe regale, la quale si trovava nell'atrio della
prigione. Calarono Geremia con corde. Nella cisterna non c'era acqua ma
fango, e così Geremia affondò nel fango. Ebed-Mèlech l'Etiope, un eunuco che era nella reggia,
sentì che Geremia era stato messo nella cisterna. Ora, mentre il re
stava alla porta di Beniamino, Ebed-Mèlech uscì dalla
reggia e disse al re: "Re mio signore, quegli uomini
hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremia,
gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame sul posto, perché non
c'è più pane nella città". Allora il re diede
quest'ordine a Ebed-Mèlech l'Etiope: "Prendi con te da qui tre
uomini e fa' risalire il profeta Geremia dalla cisterna prima che
muoia".Ebed-Mèlech prese con sé gli uomini, andò
nella reggia, nel guardaroba del tesoro e, presi di là pezzi di cenci e
di stracci, li gettò a Geremia nella cisterna con corde.

Ebed-Mèlech disse a Geremia: "Su, mettiti i pezzi
dei cenci e degli stracci alle ascelle sotto le corde". Geremia
fece così. Allora tirarono su Geremia con le corde,
facendolo uscire dalla cisterna, e Geremia rimase nell'atrio della
prigione. Il re Sedecìa mandò a prendere il profeta Geremia e,
fattolo venire presso di sé al terzo ingresso del tempio del Signore,
il re gli disse: "Ti domando una cosa, non nascondermi
nulla!". Geremia rispose a Sedecìa: "Se te la
dico, non mi farai forse morire? E se ti do un consiglio, non mi darai
ascolto". Allora il re Sedecìa giurò in segreto a
Geremia: "Com'è vero che vive il Signore che ci ha dato questa
vita, non ti farò morire né ti consegnerò in balìa di quegli uomini
che attentano alla tua vita!".
Geremia allora disse a Sedecìa: "Dice il Signore,
Dio degli eserciti, Dio di Israele: Se uscirai incontro ai generali del
re di Babilonia, allora avrai salva la vita e questa città non sarà
data in fiamme; tu e la tua famiglia vivrete; se invece non
uscirai incontro ai generali del re di Babilonia, allora questa città
sarà messa in mano ai Caldei, i quali la daranno alle fiamme e tu non
scamperai dalle loro mani".
Il re Sedecìa rispose a Geremia: "Ho paura dei
Giudei che sono passati ai Caldei; temo di essere consegnato in loro
potere e che essi mi maltrattino". Ma Geremia disse:
"Non ti consegneranno a loro. Ascolta la voce del Signore riguardo
a ciò che ti dico; ti andrà bene e tu vivrai; se, invece,
rifiuti di uscire, questo il Signore mi ha rivelato: Ecco,
tutte le donne rimaste nella reggia di Giuda saranno condotte ai
generali del re di Babilonia e diranno:
Ti hanno abbindolato e ingannato
gli uomini di tua fiducia.
I tuoi piedi si sono affondati nella melma,
mentre essi sono spariti.
Tutte le donne e tutti i tuoi figli saranno condotti ai
Caldei e tu non sfuggirai alle loro mani, ma sarai tenuto prigioniero in
mano del re di Babilonia e questa città sarà data alle fiamme". Sedecìa disse a Geremia: "Nessuno sappia di questi
discorsi perché tu non muoia. Se i dignitari sentiranno
che ho parlato con te e verranno da te e ti domanderanno: Riferiscici
quanto hai detto al re, non nasconderci nulla, altrimenti ti uccideremo;
raccontaci che cosa ti ha detto il re, tu risponderai loro:
Ho presentato la supplica al re perché non mi mandasse di nuovo nella
casa di Giònata a morirvi". Ora tutti i dignitari vennero da Geremia e lo
interrogarono; egli rispose proprio come il re gli aveva ordinato, così
che lo lasciarono tranquillo, poiché la conversazione non era stata
ascoltata. Geremia rimase nell'atrio della prigione fino al giorno
in cui fu presa Gerusalemme.
39
Nel decimo mese del nono anno di Sedecìa re di Giuda,
Nabucodònosor re di Babilonia mosse con tutto l'esercito contro
Gerusalemme e l'assediò. Nel quarto mese dell'anno undecimo
di Sedecìa, il nove del mese, fu aperta una breccia nella città, entrarono
tutti i generali del re di Babilonia e si stabilirono alla Porta di
mezzo; Nergal-Sarèzer di Sin-Magir, Nebosar-Sechim, capo dei
funzionari, Nergal-Sarèzer, comandante delle truppe di fontiera e tutti
gli altri capi del re di Babilonia.
Appena videro ciò, Sedecìa re di Giuda e tutti i suoi
guerrieri fuggirono uscendo di notte per la via del giardino del re,
attraverso la porta fra le due mura, e presero la via dell'Araba. Ma
i soldati caldei li inseguirono e raggiunsero Sedecìa nelle steppe di
Gèrico, lo presero e lo condussero da Nabucodònosor re di Babilonia a
Ribla nel paese di Amat, dove il re pronunziò la sentenza su di lui. Il
re di Babilonia fece sgozzare i figli di Sedecìa, a Ribla, sotto gli
occhi di lui; il re di Babilonia fece anche sgozzare tutti i notabili di
Giuda. Cavò poi gli occhi a Sedecìa e lo legò con catene
per condurlo a Babilonia. I Caldei diedero alle fiamme la
reggia e le case del popolo e demolirono le mura di Gerusalemme. Tutto
il resto del popolo rimasto in città e i disertori che erano passati a
lui e tutto il resto del popolo, Nabuzaradàn, capo delle guardie, li
deportò a Babilonia. Nabuzaradàn, capo delle guardie,
lasciò nel paese di Giuda i poveri del popolo, che non avevano nulla,
assegnando loro vigne e campi in tale occasione.
Quanto a Geremia, Nabucodònosor re di Babilonia aveva
dato queste disposizioni a Nabuzaradàn, capo delle guardie: "Prendilo
e tieni gli occhi su di lui, non fargli alcun male, ma fa' per lui ciò
che egli ti dirà". Essi allora - cioè Nabuzaradàn,
capo delle guardie, Nabusazbàn capo dei funzionari, Nergal-Sarèzer,
comandante delle truppe di frontiera e tutti gli alti ufficiali del re
di Babilonia - mandarono a prendere Geremia dall'atrio
della prigione e lo consegnarono a Godolia figlio di Achikàm, figlio di
Safàn, perché lo conducesse a casa. Così egli rimase in mezzo al
popolo.
A Geremia era stata rivolta questa parola del Signore,
quando era ancora rinchiuso nell'atrio della prigione: "Va'
a dire a Ebed-Mèlech l'Etiope: Così dice il Signore degli eserciti,
Dio di Israele: Ecco io pongo in atto le mie parole contro questa
città, a sua rovina e non a suo bene; in quel giorno esse si
avvereranno sotto i tuoi occhi. Ma io ti libererò in quel
giorno - oracolo del Signore - e non sarai consegnato in mano agli
uomini che tu temi. Poiché, certo, io ti salverò; non
cadrai di spada, ma ti sarà conservata la vita come tuo bottino,
perché hai avuto fiducia in me. Oracolo del Signore".
40

Questa parola fu rivolta a Geremia dal Signore, dopo che
Nabuzaradàn, capo delle guardie, lo aveva rimandato libero da Rama,
avendolo preso mentre era legato con catene in mezzo a tutti i deportati
di Gerusalemme e di Giuda, i quali venivano condotti in esilio a
Babilonia. Il capo delle guardie prese Geremia e gli disse:
"Il Signore tuo Dio ha predetto questa sventura per questo luogo; il
Signore l'ha mandata, compiendo quanto aveva minacciato, perché voi
avete peccato contro il Signore e non avete ascoltato la sua voce;
perciò vi è capitata una cosa simile. Ora ecco, ti sciolgo
queste catene dalle mani. Se preferisci venire con me a Babilonia,
vieni; io veglierò su di te. Se invece preferisci non venire con me a
Babilonia, rimani. Vedi, tutta la regione sta davanti a te; va' pure
dove ti piace e ti è comodo andare. Torna pure presso
Godolia figlio di Achikàm, figlio di Safàn, che il re di Babilonia ha
messo a capo delle città di Giuda. Rimani con lui in mezzo al popolo
oppure va' dove ti piace andare".
Il capo delle guardie gli diede provviste di cibo e un regalo e lo
licenziò. Allora Geremia andò in Mizpà da Godolia figlio
di Achikàm, e si stabilì con lui in mezzo al popolo che era rimasto
nel paese.
Tutti i capi dell'esercito, che si erano dispersi per la
regione con i loro uomini, vennero a sapere che il re di Babilonia aveva
messo a capo del paese Godolia figlio di Achikàm, e gli aveva affidato
gli uomini, le donne, i bambini e i poveri del paese che non erano stati
deportati a Babilonia. Si recarono allora da Godolia in
Mizpà Ismaele figlio di Natania, Giovanni figlio di Kàreca, Seraià
figlio di Tancùmet, i figli di Ofi di Netofa e Iezanià figlio del
Maacatita con i loro uomini. Godolia figlio di Achikàm,
figlio di Safàn, giurò a loro e ai loro uomini: "Non temete i
funzionari caldei; rimanete nel paese e state soggetti al re di
Babilonia e vi troverete bene. Quanto a me, ecco, io mi
stabilisco in Mizpà come vostro rappresentante di fronte ai Caldei che
verranno da noi; ma voi fate pure la raccolta del vino, delle frutta e
dell'olio, riponete tutto nei vostri magazzini e dimorate nelle città
da voi occupate".
Anche tutti i Giudei che si trovavano in Moab, tra gli
Ammoniti, in Edom e in tutte le altre regioni, seppero che il re di
Babilonia aveva lasciato una parte della popolazione in Giuda e aveva
messo a capo di essa Godolia figlio di Achikàm, figlio di Safàn. Tutti
questi Giudei ritornarono da tutti i luoghi nei quali si erano dispersi
e vennero nel paese di Giuda presso Godolia a Mizpà. Raccolsero vino e
frutta in grande abbondanza.
Ora Giovanni figlio di Kàreca e tutti i capi delle
bande armate che si erano dispersi per la regione, si recarono da
Godolia in Mizpà e gli dissero: "Non sai che Baalìs
re degli Ammoniti ha mandato Ismaele figlio di Natania per toglierti la
vita?". Ma Godolia figlio di Achikàm non credette loro.
Allora Giovanni figlio di Kàreca parlò segretamente
con Godolia in Mizpà: "Io andrò a colpire Ismaele figlio di
Natania senza che alcuno lo sappia. Perché egli dovrebbe toglierti la
vita, così che vadano dispersi tutti i Giudei che si sono raccolti
intorno a te e perisca tutto il resto di Giuda?". Ma
Godolia figlio di Achikàm rispose a Giovanni figlio di Kàreca:
"Non commettere una cosa simile, perché è una menzogna quanto tu
dici di Ismaele".
41

Ora, nel settimo mese, Ismaele figlio di Natania, figlio
di Elisamà, di stirpe reale, si recò con dieci uomini da Godolia
figlio di Achikàm in Mizpà e mentre là in Mizpà prendevano cibo
insieme, Ismaele figlio di Natania si alzò con i suoi dieci
uomini e colpirono di spada Godolia figlio di Achikàm, figlio di
Safàn. Così uccisero colui che il re di Babilonia aveva messo a capo
del paese. Ismaele uccise anche tutti i Giudei che erano con
Godolia a Mizpà e i Caldei, tutti uomini d'arme, che si trovavano
colà.
Il secondo giorno dopo l'uccisione di Godolia, quando
nessuno sapeva la cosa, vennero uomini da Sichem, da Silo e
da Samaria: ottanta uomini con la barba rasa, le vesti stracciate e con
incisioni sul corpo. Essi avevano nelle mani offerte e incenso da
portare nel tempio del Signore. Ismaele figlio di Natania
uscì loro incontro da Mizpà, mentre essi venivano avanti piangendo.
Quando li ebbe raggiunti, disse loro: "Venite da Godolia, figlio di
Achikàm".
Ma quando giunsero nel centro della città, Ismaele
figlio di Natania con i suoi uomini li sgozzò e li gettò in una
cisterna.
Fra quelli si trovarono dieci uomini, che dissero a
Ismaele: "Non ucciderci, perché abbiamo nascosto provviste nei
campi, grano, orzo, olio e miele". Allora egli si trattenne e non
li uccise insieme con i loro fratelli. La cisterna in cui
Ismaele gettò tutti i cadaveri degli uomini che aveva uccisi era la
cisterna grande, quella che il re Asa aveva costruita quando era in
guerra contro Baasa re di Israele; Ismaele figlio di Natania la riempì
dei cadaveri.
Poi Ismaele fece prigioniero il resto del popolo che si
trovava in Mizpà, le figlie del re e tutto il popolo rimasto in Mizpà,
su cui Nabuzaradàn, capo delle guardie, aveva messo a capo Godolia
figlio di Achikàm. Ismaele figlio di Natania li condusse via e partì
per rifugiarsi presso gli Ammoniti.
Intanto Giovanni figlio di Kàreca e tutti i capi delle
bande armate che erano con lui ebbero notizia di tutto il male compiuto
da Ismaele figlio di Natania. Raccolsero i loro uomini e si
mossero per andare ad assalire Ismaele figlio di Natania. Essi lo
trovarono presso la grande piscina di Gàbaon.
Appena tutto il popolo che era con Ismaele vide Giovanni
figlio di Kàreca e tutti i capi delle bande armate che erano con lui,
se ne rallegrò. Tutto il popolo che Ismaele aveva condotto
via da Mizpà si voltò e, ritornato indietro, raggiunse Giovanni figlio
di Kàreca. Ma Ismaele figlio di Natania sfuggì con otto
uomini a Giovanni e andò presso gli Ammoniti.
Giovanni figlio di Kàreca e tutti i capi delle bande
armate che erano con lui presero tutto il resto del popolo che Ismaele
figlio di Natania aveva condotto via da Mizpà dopo aver ucciso Godolia
figlio di Achikàm, uomini d'arme, donne, fanciulli ed eunuchi, e li
condussero via da Gàbaon. Essi partirono e sostarono in
Gherut-Chimàm, che si trova a fianco di Betlemme, per proseguire ed
entrare in Egitto, lontano dai Caldei. Infatti essi
temevano costoro, poiché Ismaele figlio di Natania aveva ucciso Godolia
figlio di Achikàm, che il re di Babilonia aveva messo a capo del paese.
42

Tutti i capi delle bande armate e Giovanni figlio di
Kàreca, e Azaria figlio di Osaia e tutto il popolo, dai piccoli ai
grandi, si presentarono al profeta Geremia e gli dissero:
"Ti sia gradita la nostra supplica! Prega per noi il Signore tuo
Dio, in favore di tutto questo residuo di popolazione, perché noi siamo
rimasti in pochi dopo essere stati molti, come vedi con i tuoi occhi. Il
Signore tuo Dio ci indichi la via per la quale dobbiamo andare e che
cosa dobbiamo fare". Il profeta Geremia rispose loro:
"Comprendo! Ecco, pregherò il Signore vostro Dio secondo le vostre
parole e vi riferirò quanto il Signore risponde per voi; non vi
nasconderò nulla".
Essi allora dissero a Geremia: "Il Signore sia
contro di noi testimone verace e fedele, se non faremo quanto il Signore
tuo Dio ti rivelerà per noi. Che ci sia gradita o no, noi
ascolteremo la voce del Signore nostro Dio al quale ti mandiamo, perché
ce ne venga bene obbedendo alla voce del Signore nostro Dio".
Al termine di dieci giorni, la parola del Signore fu
rivolta a Geremia. Questi chiamò Giovanni figlio di Kàreca e tutti i
capi delle bande armate che erano con lui e tutto il popolo, dai piccoli
ai grandi, e riferì loro: "Dice
il Signore, Dio di Israele, al quale mi avete inviato perché gli
presentassi la vostra supplica: Se continuate ad abitare in questa
regione, vi renderò stabili e non vi distruggerò, vi pianterò e non vi
sradicherò, perché ho pietà del male che vi ho arrecato. Non temete il
re di Babilonia, che vi incute timore; non temetelo - dice il Signore -
perché io sarò con voi per salvarvi e per liberarvi dalla sua mano. Io
gli ispirerò sentimenti di pietà per voi, così egli avrà compassione di
voi e vi lascerà dimorare nel vostro paese. Se invece, non dando retta
alla voce del Signore vostro Dio, voi direte: Non vogliamo abitare in
questo paese, e direte: No, vogliamo andare nel paese d'Egitto, perché
là non vedremo guerre e non udremo squilli di tromba né soffriremo
carestia di pane: là abiteremo; in questo caso ascolta la parola del
Signore, o resto di Giuda: Dice il Signore degli eserciti, Dio di
Israele: Se voi intendete veramente andare in Egitto e vi andate per
stabilirvi colà, ebbene, la spada che temete vi raggiungerà laggiù nel
paese d'Egitto, e la fame che temete vi sarà addosso laggiù in Egitto e
là morirete. Allora tutti gli uomini che avranno deciso di recarsi in
Egitto per dimorarvi moriranno di spada, di fame e di peste. Nessuno di
loro scamperà o sfuggirà alla sventura che io manderò su di loro.
Poiché, dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Come si è
rovesciato il mio furore e la mia ira contro gli abitanti di
Gerusalemme, così la mia ira si rovescerà contro di voi quando sarete
andati in Egitto. Voi sarete oggetto di maledizione, di orrore, di
esecrazione e di scherno e non vedrete mai più questo luogo".
Questo vi dice il Signore, o superstiti di Giuda:
"Non andate in Egitto. Sappiate bene che oggi io vi ho solennemente
avvertiti. Poiché avete messo a rischio le vostre vite,
quando mi avete mandato dal Signore vostro Dio, dicendomi: Intercedi per
noi presso il Signore nostro Dio, dicci ciò che il Signore nostro Dio
dirà e noi lo eseguiremo. Oggi ve l'ho riferito, ma voi
non ascoltate la voce del Signore vostro Dio riguardo a tutto ciò per
cui egli mi ha inviato a voi. Perciò sappiate bene che
morirete di spada, di fame e di peste nel luogo in cui desiderate andare
a dimorare".
43

Quando Geremia finì di riferire a tutto il popolo tutte
le parole del Signore loro Dio - tutte quelle parole per cui il Signore
lo aveva inviato a loro - Azaria figlio di Osaia e Giovanni
figlio di Kàreca e tutti quegli uomini superbi e ribelli dissero a
Geremia: "Una menzogna stai dicendo! Non ti ha inviato il Signore
nostro Dio a dirci: Non andate in Egitto per dimorare là; ma
Baruch figlio di Neria ti istiga contro di noi per consegnarci nelle
mani dei Caldei, perché ci uccidano e ci deportino in Babilonia". Pertanto Giovanni figlio di Kàreca e tutti i capi delle
bande armate e tutto il popolo non obbedirono all'invito del Signore di
rimanere nel paese di Giuda. Così Giovanni figlio di Kàreca e tutti i capi delle
bande armate raccolsero tutti i superstiti di Giuda, che erano ritornati
per abitare nella terra di Giuda da tutte le regioni in mezzo alle quali
erano stati dispersi, uomini, donne, bambini, le principesse
reali e tutte le persone che Nabuzaradàn, capo delle guardie, aveva
lasciate con Godolia figlio di Achikàm, figlio di Safàn, insieme con
il profeta Geremia e con Baruch figlio di Neria, e andarono
nel paese d'Egitto, non avendo dato ascolto alla voce del Signore, e
giunsero fino a Tafni.
Allora la parola del Signore fu rivolta a Geremia in
Tafni: "Prendi in mano grandi pietre e sotterrale nella
mota nel quadrato dei mattoni all'ingresso della casa del faraone in
Tafni, sotto agli occhi dei Giudei. Quindi dirai loro: Dice
il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Ecco, io manderò a prendere
Nabucodònosor re di Babilonia, mio servo; egli porrà il trono su
queste pietre che hai sotterrate e stenderà il baldacchino sopra di
esse. Verrà infatti e colpirà il paese d'Egitto, mandando
a morte chi è destinato alla morte, alla schiavitù chi è destinato
alla schiavitù e uccidendo di spada chi è destinato alla spada. Darà
alle fiamme i templi degli dèi d'Egitto, li brucerà e porterà gli
dèi in esilio; ripulirà il paese di Egitto come un pastore pulisce dai
pidocchi il mantello; poi se ne andrà tranquillo. Frantumerà
gli obelischi del tempio del sole nel paese d'Egitto e darà alle fiamme
i templi degli dèi d'Egitto".
44
Questa parola fu rivolta a Geremia per tutti i Giudei che
abitavano nel paese d'Egitto, a Migdòl, a Tafni, a Menfi e nella
regione di Patròs. "Così dice il Signore degli
eserciti, Dio di Israele: Voi avete visto tutte le sventure che ho
mandate su Gerusalemme e su tutte le città di Giuda; eccole oggi una
desolazione, senza abitanti, a causa delle iniquità che
commisero per provocarmi, andando a offrire incenso e a venerare altri
dèi, che né loro conoscevano né voi né i vostri padri conoscevate. Eppure,
io vi avevo premurosamente inviato tutti i miei servi, i profeti, con
l'incarico di dirvi: Non fate questa cosa abominevole che io ho in odio!
Ma essi non mi ascoltarono e non prestarono orecchio in modo
da abbandonare la loro iniquità cessando dall'offrire incenso ad altri
dèi. Perciò la mia ira e il mio furore divamparono come
fuoco nelle città di Giuda e nelle strade di Gerusalemme ed esse
divennero un deserto e una desolazione, come sono ancor oggi.
Dice dunque il Signore, Dio degli eserciti, Dio di
Israele: Perché voi fate un male così grave contro voi stessi tanto da
farvi sterminare di mezzo a Giuda uomini e donne, bambini e lattanti, in
modo che non rimanga di voi neppure un resto? Perché mi
provocate con l'opera delle vostre mani, offrendo incenso a divinità
straniere nel paese d'Egitto dove siete venuti a dimorare, in modo da
farvi sterminare e da divenire oggetto di esecrazione e di obbrobrio tra
tutte le nazioni della terra? Avete forse dimenticato le
iniquità dei vostri padri, le iniquità dei re di Giuda, le iniquità
dei vostri capi, le vostre iniquità e quelle delle vostre mogli,
compiute nel paese di Giuda e per le strade di Gerusalemme? Fino
ad oggi essi non ne hanno sentito rimorso, non hanno provato timore e
non hanno agito secondo la legge e i decreti che io ho posto davanti a
voi e ai vostri padri".

Perciò dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele:
"Ecco, io rivolgo la faccia verso di voi a vostra sventura e per
distruggere tutto Giuda. Abbatterò il resto di Giuda, che
ha deciso di andare a dimorare nel paese d'Egitto; essi periranno tutti
nel paese d'Egitto; cadranno di spada e periranno di fame, dal più
piccolo al più grande; moriranno di spada e di fame e saranno oggetto
di maledizione e di orrore, di esecrazione e di obbrobrio. Punirò
coloro che dimorano nel paese d'Egitto come ho punito Gerusalemme con la
spada, la fame e la peste. Nessuno scamperà né sfuggirà
fra il resto di Giuda che è venuto a dimorare qui nel paese d'Egitto
con la speranza di tornare nella terra di Giuda, dove essi desiderano
ritornare ad abitare; essi non vi ritorneranno mai, eccettuati pochi
fuggiaschi".
Allora tutti gli uomini che sapevano che le loro donne
avevano bruciato incenso a divinità straniere, e tutte le donne che
erano presenti, una grande folla, e tutto il popolo che dimorava nel
paese d'Egitto e in Patros, risposero a Geremia: "Quanto
all'ordine che ci hai comunicato in nome del Signore, noi non ti
vogliamo dare ascolto; anzi decisamente eseguiremo tutto
ciò che abbiamo promesso, cioè bruceremo incenso alla Regina del cielo
e le offriremo libazioni come abbiamo già fatto noi, i nostri padri, i
nostri re e i nostri capi nelle città di Giuda e per le strade di
Gerusalemme. Allora avevamo pane in abbondanza, eravamo felici e non
vedemmo alcuna sventura; ma da quando abbiamo cessato di
bruciare incenso alla Regina del cielo e di offrirle libazioni, abbiamo
sofferto carestia di tutto e siamo stati sterminati dalla spada e dalla
fame". E le donne aggiunsero: "Quando noi donne
bruciamo incenso alla Regina del cielo e le offriamo libazioni, forse
che senza il consenso dei nostri mariti prepariamo per lei focacce con
la sua immagine e le offriamo libazioni?".
Allora così parlò Geremia a tutto il popolo, agli
uomini e alle donne e a tutta la gente che gli avevano risposto in quel
modo: "Forse che il Signore non si ricorda e non ha
più in mente l'incenso che voi bruciavate nelle città di Giuda e per
le strade di Gerusalemme, voi e i vostri padri, i vostri re e i vostri
capi e il popolo del paese? Il Signore non ha più potuto
sopportare la malvagità delle vostre azioni né le cose abominevoli che
avete commesse. Per questo il vostro paese è divenuto un deserto,
oggetto di orrore e di esecrazione, senza abitanti, come oggi si vede. Per
il fatto che voi avete bruciato incenso e avete peccato contro il
Signore, non avete ascoltato la voce del Signore e non avete camminato
secondo la sua legge, i suoi decreti e i suoi statuti, per questo vi è
capitata questa sventura, come oggi si vede".

Geremia disse a tutto il popolo e a tutte le donne:
"Ascoltate la parola del Signore, voi tutti di Giuda che siete nel
paese d'Egitto. Dice il Signore degli eserciti, Dio di
Israele: Voi donne lo avete affermato con la bocca e messo in atto con
le vostre mani, affermando: Noi adempiremo tutti i voti che abbiamo
fatto di offrire incenso alla Regina del cielo e di offrirle libazioni!
Adempite pure i vostri voti e fate pure le vostre libazioni.
Tuttavia ascoltate la parola del Signore, voi tutti di
Giuda che abitate nel paese di Egitto. Ecco, io giuro per il mio grande
nome - dice il Signore - che mai più il mio nome sarà pronunciato in
tutto il paese d'Egitto dalla bocca di un uomo di Giuda che possa dire:
Per la vita del Signore Dio! Ecco, veglierò su di essi per
loro disgrazia e non per loro bene. Tutti gli uomini di Giuda che si
trovano nel paese d'Egitto periranno di spada e di fame fino al loro
sterminio. Gli scampati dalla spada torneranno dal paese
d'Egitto nella terra di Giuda molto scarsi di numero. Tutto il resto di
Giuda, coloro che sono andati a dimorare nel paese d'Egitto, sapranno
quale parola si avvererà, se la mia o la loro. Questo
sarà per voi il segno - dice il Signore - che io vi punirò in questo
luogo, perché sappiate che le mie parole si avverano sul serio contro
di voi, per vostra disgrazia.
Così dice il Signore: Ecco io metterò il faraone
Cofrà re di Egitto in mano ai suoi nemici e a coloro che attentano alla
sua vita, come ho messo Sedecìa re di Giuda in mano a Nabucodònosor re
di Babilonia, suo nemico, che attentava alla sua vita".
45
Questa è la parola che il profeta Geremia comunicò a
Baruc figlio di Neria, quando egli scriveva queste parole in un libro
sotto la dettatura di Geremia nel quarto anno di Ioiakìm figlio di
Giosia, re di Giuda: "Dice il Signore, Dio di Israele,
su di te, Baruc: Tu hai detto: Guai a me poiché il Signore
aggiunge tristezza al mio dolore. Io sono stanco dei miei gemiti e non
trovo pace. Dice il Signore: Ecco io demolisco ciò che ho
edificato e sradico ciò che ho piantato; così per tutta la terra. E
tu vai cercando grandi cose per te? Non cercarle, poiché io manderò la
sventura su ogni uomo. Oracolo del Signore. A te farò dono della vita
come bottino, in tutti i luoghi dove tu andrai".
46
Parola del Signore che fu rivolta al profeta Geremia
sulle nazioni.
Per l'Egitto. Sull'esercito del faraone Necao re
d'Egitto, a Càrchemis presso il fiume Eufrate, esercito che
Nabucodònosor re di Babilonia vinse nel quarto anno di Ioiakìm figlio
di Giosia, re di Giuda.

Preparate scudo grande e piccolo
e avanzate per la battaglia.
Attaccate i cavalli,
montate, o cavalieri.
Schieratevi con gli elmi,
lucidate le lance,
indossate le corazze!
Che vedo?
Sono sbigottito,
retrocedono!
I loro prodi
sono sconfitti,
fuggono a precipizio
senza voltarsi;
il terrore è tutt'intorno.
Parola del Signore.
Il più agile non scamperà
né il più prode si salverà.
A settentrione, sulla riva dell'Eufrate,
inciampano e cadono.
Chi è che trabocca come il Nilo,
come un torrente dalle acque turbolente?
È l'Egitto che trabocca come il Nilo,
come un torrente dalle acque turbolente.
Esso dice: "Salirò, ricoprirò la terra,
distruggerò la città e i suoi abitanti".
Caricate, cavalli,
avanzate, carri!
Avanti o prodi!
Uomini di Etiopia e di Put,
voi che impugnate lo scudo,
e voi di Lud che tendete l'arco.
Ma quel giorno per il Signore Dio degli eserciti,
è un giorno di vendetta, per vendicarsi dei suoi nemici.
La sua spada divorerà,
si sazierà e si inebrierà del loro sangue;
poiché sarà un sacrificio per il Signore, Dio degli eserciti,
nella terra del settentrione, presso il fiume Eufrate.
Sali in Gàlaad e prendi il balsamo,
vergine, figlia d'Egitto.
Invano moltiplichi i rimedi,
non c'è guarigione per te.
Le nazioni hanno saputo del tuo disonore;
del tuo grido di dolore è piena la terra,
poiché il prode inciampa nel prode,
tutti e due cadono insieme.
Parola che il Signore comunicò al profeta Geremia
quando Nabucodònosor re di Babilonia giunse per colpire il paese
d'Egitto.

Annunziatelo in Egitto,
fatelo sapere a Migdòl,
fatelo udire a Menfi e a Tafni;
dite: "Alzati e preparati,
perché la spada divora tutto intorno a te".
Perché mai Api è fuggito?
Il tuo toro sacro non resiste?
Il Signore lo ha rovesciato.
Una gran folla vacilla e stramazza,
ognuno dice al vicino:
"Su, torniamo al nostro popolo,
al paese dove siamo nati,
lontano dalla spada micidiale!".
Chiamate pure il faraone re d'Egitto:
Frastuono, che lascia passare il momento buono.
Per la mia vita - dice il re
il cui nome è Signore degli eserciti -
uno verrà, simile al Tabor fra le montagne,
come il Carmelo presso il mare.
Prepàrati il bagaglio per l'esilio,
o gente che abiti l'Egitto,
perché Menfi sarà ridotta a un deserto,
sarà devastata, senza abitanti.
Giovenca bellissima è l'Egitto,
ma un tafano viene su di lei dal settentrione.
Anche i suoi mercenari nel paese
sono come vitelli da ingrasso.
Anch'essi infatti han voltate le spalle,
fuggono insieme, non resistono,
poiché il giorno della sventura è giunto su di loro,
il tempo del loro castigo.
La sua voce è come di serpente che sibila,
poiché essi avanzano con un esercito
e armati di scure vengono contro di lei,
come tagliaboschi.
Abbattono la sua selva - dice il Signore -
e non si possono contare,
essi sono più delle locuste, sono senza numero.
Prova vergogna la figlia d'Egitto,
è data in mano a un popolo del settentrione.
Il Signore degli eserciti, Dio di Israele, dice:
"Ecco, punirò Amòn di Tebe, l'Egitto, i suoi dèi e i suoi re, il
faraone e coloro che confidano in lui. Li consegnerò in
potere di coloro che attentano alla loro vita, in potere di
Nabucodònosor re di Babilonia e in potere dei suoi ministri. Ma dopo
esso sarà abitato come in passato". Parola del Signore.

"Ma tu non temere, Giacobbe mio
servo,
non abbatterti, Israele;
poiché ecco, io ti libererò da un paese lontano
e la tua discendenza dal paese del suo esilio.
Giacobbe ritornerà e godrà in pace,
tranquillo e nessuno lo molesterà.
Tu non temere, Giacobbe mio servo,
- dice il Signore - perché io sono con te.
Annienterò tutte le nazioni
tra le quali ti ho disperso,
ma di te non farò sterminio;
ti castigherò secondo equità,
ma non ti lascerò del tutto impunito".
47
Parola del Signore che fu rivolta al profeta Geremia sui
Filistei, prima che il faraone occupasse Gaza.
Così dice il Signore:
"Ecco s'avanzano ondate dal settentrione
diventano un torrente che straripa.
Allagano la terra e ciò che è in essa,
la città e i suoi abitanti.
Gli uomini gridano, urlano
tutti gli abitanti della terra.
Allo scalpitar dei suoi possenti cavalli,
al fragor dei suoi carri, al cigolio delle ruote,
i padri non si voltano verso i figli,
le loro mani sono senza forza
perché è arrivato il giorno
in cui saran distrutti tutti i Filistei
e saranno abbattute Tiro e Sidòne,
con tutti i loro ausiliari;
il Signore infatti distrugge i Filistei,
il resto dell'isola di Caftor.
Fino a Gaza si son rasati per lutto,
è distrutta Ascalòna.
Asdòd, povero resto degli Anakiti,
fino a quando ti farai incisioni?
Ah! spada del Signore,
quando dunque ti concederai riposo?
Rientra nel fodero, riposati e sta' calma.
Come potrà riposare,
poiché il Signore le ha ordinato di agire
contro Ascalòna e il lido del mare?
Là egli l'ha destinata".
48
Su Moab.

Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele:
"Guai a Nebo poiché è devastata,
piena di vergogna e catturata è Kiriatàim;
sente vergogna, è abbattuta la roccaforte.
Non esiste più la fama di Moab;
in Chesbòn tramano contro di essa:
Venite ed eliminiamola dalle nazioni.
Anche tu, Madmèn, sarai demolita,
la spada ti inseguirà.
Una voce, un grido da Coronàim:
Devastazione e rovina grande!
Abbattuto è Moab,
le grida si fanno sentire fino in Zoar.
Su per la salita di Luchìt vanno piangendo,
giù per la discesa di Coronàim
si ode un grido di disfatta.
Fuggite, salvate la vostra vita!
Siate come l'asino selvatico nel deserto.
Poiché hai posto la fiducia
nelle tue fortezze e nei tuoi tesori,
anche tu sarai preso e Camos andrà in esilio
insieme con i suoi sacerdoti e con i suoi capi.
Il devastatore verrà contro ogni città;
nessuna città potrà scampare.
Sarà devastata la valle e la pianura desolata,
come dice il Signore.
Date ali a Moab,
perché dovrà prendere il volo.
Le sue città diventeranno un deserto,
perché non vi sarà alcun abitante.
Maledetto chi compie fiaccamente l'opera del Signore,
maledetto chi trattiene la spada dal sangue!
Moab era tranquillo fin dalla giovinezza,
riposava come vino sulla sua feccia,
non è stato travasato di botte in botte,
né è mai andato in esilio;
per questo gli è rimasto il suo sapore,
il suo profumo non si è alterato.
Per questo, ecco, giorni verranno
- dice il Signore -
nei quali gli manderò travasatori a travasarlo,
vuoteranno le sue botti
e frantumeranno i suoi otri.
Moab si vergognerà di Camos come la casa di Israele si
è vergognata di Betel, oggetto della sua fiducia.

Come potete dire:
Noi siamo uomini prodi
e uomini valorosi per la battaglia?
Il devastatore di Moab sale contro di lui,
i suoi giovani migliori scendono al macello -
dice il re il cui nome è Signore degli eserciti.
È vicina la rovina di Moab,
la sua sventura avanza in gran fretta.
Compiangetelo, voi tutti suoi vicini
e tutti voi che conoscete il suo nome;
dite: Come si è spezzata la verga robusta,
quello scettro magnifico?
Scendi dalla tua gloria, siedi sull'arido suolo,
o popolo che abiti a Dibon;
poiché il devastatore di Moab è salito contro di te,
egli ha distrutto le tue fortezze.
Sta' sulla strada e osserva,
tu che abiti in Aroer.
Interroga il fuggiasco e lo scampato,
domanda: Che cosa è successo?
Moab prova vergogna, è in rovina;
urlate, gridate,
annunziate sull'Arnon
che Moab è devastato.
È arrivato il giudizio per la regione dell'altipiano,
per Colòn, per Iaaz e per Mefàat, per Dibon, per Nebo e
per Bet-Diblatàim, per Kiriatàim, per Bet-Gamùl e per Bet-Meòn, per Kiriòt e per Bozra, per tutte le città
della regione di Moab, lontane e vicine.
È infranta la potenza di Moab
ed è rotto il suo braccio.
Inebriatelo, perché si è levato contro il Signore, e
Moab si rotolerà nel vomito e anch'esso diventerà oggetto di scherno. Non
è stato forse Israele per te oggetto di scherno? Fu questi forse
sorpreso fra i ladri, dato che quando parli di lui scuoti sempre la
testa?
Abbandonate le città e abitate nelle
rupi,
abitanti di Moab,
siate come la colomba che fa il nido
nelle pareti d'una gola profonda.
Abbiamo udito l'orgoglio di Moab,
il grande orgoglioso,
la sua superbia, il suo orgoglio, la sua alterigia,
l'altezzosità del suo cuore.
Conosco bene la sua tracotanza - dice il Signore -
l'inconsistenza delle sue chiacchiere, le sue opere vane. Per
questo alzo un lamento su Moab, grido per tutto Moab, gemo per gli
uomini di Kir-Cheres.
Io piango per te come per Iazèr,
o vigna di Sibma!
I tuoi tralci arrivavano al mare,
giungevano fino a Iazèr.
Sulle tue frutta e sulla tua vendemmia
è piombato il devastatore.
Sono scomparse la gioia e l'allegria
dai frutteti e dalla regione di Moab.
È sparito il vino nei tini,
non pigia più il pigiatore,
il canto di gioia non è più canto di gioia.
Delle grida di Chesbòn e di Elealè si diffonde l'eco
fino a Iacaz; da Zoar si odono grida fino a Coronàim e a
Eglat-Selisià, poiché le acque di Nimrìm son diventate una zona
desolata. Io farò scomparire in Moab - dice il Signore -
chi sale sulle alture e chi brucia incenso ai suoi dèi. Perciò
il mio cuore per Moab geme come i flauti, il mio cuore geme come i
flauti per gli uomini di Kir-Cheres, essendo venute meno le loro scorte.
Poiché ogni testa è rasata, ogni barba è tagliata; ci
sono incisioni su tutte le mani e tutti hanno i fianchi cinti di sacco. Sopra
tutte le terrazze di Moab e nelle sue piazze è tutto un lamento,
perché io ho spezzato Moab come un vaso senza valore. Parola del
Signore. Come è rovinato! Gridate! Come Moab ha voltato
vergognosamente le spalle! Moab è diventato oggetto di scherno e di
orrore per tutti i suoi vicini.

Poiché così dice il Signore:
Ecco, come l'aquila egli spicca il volo
e spande le ali su Moab.
Le città son prese, le fortezze sono occupate.
In quel giorno il cuore dei prodi di Moab
sarà come il cuore di donna nei dolori del parto.
Moab è distrutto, ha cessato d'essere popolo,
perché si è insuperbito contro il Signore.
Terrore, trabocchetto, tranello
cadranno su di te, abitante di Moab.
Oracolo del Signore.
Chi sfugge al terrore cadrà nel trabocchetto;
chi risale dal trabocchetto
sarà preso nel tranello,
perché io manderò sui Moabiti tutto questo
nell'anno del loro castigo.
Oracolo del Signore.
All'ombra di Chesbòn si fermano
spossati i fuggiaschi,
ma un fuoco esce da Chesbòn,
una fiamma dal palazzo di Sicòn
e divora le tempie di Moab
e il cranio di uomini turbolenti.
Guai a te, Moab,
sei perduto, popolo di Camos,
poiché i tuoi figli sono condotti schiavi,
le tue figlie portate in esilio.
Ma io cambierò la sorte di Moab
negli ultimi giorni.
Oracolo del Signore".
Qui finisce il giudizio su Moab.
49
Sugli Ammoniti.
Dice il Signore:
"Israele non ha forse figli,
non ha egli alcun erede?
Perché Milcom ha ereditato la terra di Gad
e il suo popolo ne ha occupate le città?
Perciò ecco, verranno giorni
- dice il Signore -
nei quali io farò udire a Rabbà degli Ammoniti
fragore di guerra;
essa diventerà un cumulo di rovine,
le sue borgate saranno consumate dal fuoco,
Israele spoglierà i suoi spogliatori,
dice il Signore.
Urla, Chesbòn, arriva il devastatore;
gridate, borgate di Rabbà,
cingetevi di sacco, innalzate lamenti
e andate raminghe con tagli sulla pelle,
perché Milcom andrà in esilio,
insieme con i suoi sacerdoti e i suoi capi.
Perché ti vanti delle tue valli,
figlia ribelle?
Confidi nelle tue scorte ed esclami:
Chi verrà contro di me?
Ecco io manderò su di te il terrore
- parola del Signore Dio degli eserciti -
da tutti i dintorni.
Voi sarete scacciati, ognuno per la sua via,
e non vi sarà nessuno che raduni i fuggiaschi.
Ma dopo cambierò la sorte
degli Ammoniti".
Parola del Signore.

Su Edom.
Così dice il Signore degli eserciti:
"Non c'è più sapienza in Teman?
È scomparso il consiglio dei saggi?
È svanita la loro sapienza?
Fuggite, partite, nascondetevi in un luogo segreto,
abitanti di Dedan,
poiché io mando su Esaù la sua rovina,
il tempo del suo castigo.
Se vendemmiatori verranno da te,
non lasceranno nulla da racimolare.
Se ladri notturni verranno da te,
saccheggeranno quanto loro piace.
Poiché io intendo spogliare Esaù,
rivelo i suoi nascondigli
ed egli non ha dove nascondersi.
La sua stirpe, i suoi fratelli, i suoi vicini
sono distrutti ed egli non è più.
Lascia i tuoi orfani, io li farò vivere,
le tue vedove confidino in me!
Poiché così dice il Signore: Ecco, coloro che non
erano obbligati a bere il calice lo devono bere e tu pretendi di
rimanere impunito? Non resterai impunito, ma dovrai berlo poiché
io ho giurato per me stesso - dice il Signore - che Bozra diventerà un
orrore, un obbrobrio, un deserto, una maledizione e tutte le sue città
saranno ridotte a rovine perenni.
Ho udito un messaggio da parte del
Signore,
un messaggero è stato inviato fra le nazioni:
Adunatevi e marciate contro di lui!
Alzatevi per la battaglia.
Poiché ecco, ti renderò piccolo fra i popoli
e disprezzato fra gli uomini.
La tua arroganza ti ha indotto in errore,
la superbia del tuo cuore;
tu che abiti nelle caverne delle rocce,
che ti aggrappi alle cime dei colli,
anche se ponessi, come l'aquila, in alto il tuo nido,
di lassù ti farò precipitare. Oracolo del Signore.
Edom sarà oggetto di orrore; chiunque passerà lì
vicino ne resterà attonito e fischierà davanti a tutte le sue piaghe. Come
nello sconvolgimento di Sòdoma e Gomorra e delle città vicine - dice
il Signore - non vi abiterà più uomo né vi fisserà la propria dimora
un figlio d'uomo. Ecco, come un leone sale dalla boscaglia
del Giordano verso i prati sempre verdi, così in un baleno io lo
scaccerò di là e il mio eletto porrò su di esso; poiché chi è come
me? Chi può citarmi in giudizio? Chi è dunque il pastore che può
resistere davanti a me? Per questo ascoltate il progetto
che il Signore ha fatto contro Edom e le decisioni che egli ha prese
contro gli abitanti di Teman.
Certo, trascineranno via anche i più piccoli del
gregge,
e per loro sarà desolato il loro prato.
Al fragore della loro caduta tremerà la terra.
Un grido! Fino al Mare Rosso se ne ode l'eco.
Ecco, come l'aquila, egli sale e si libra,
espande le ali su Bozra.
In quel giorno il cuore dei prodi di Edom
sarà come il cuore di una donna nei dolori del parto".
Su Damasco.
"Amat e Arpad sono piene di confusione,
perché hanno sentito una cattiva notizia;
esse sono agitate come il mare, sono in angoscia,
non possono calmarsi.
Spossata è Damasco, si volge per fuggire;
un tremito l'ha colta,
angoscia e dolori l'assalgono
come una partoriente.
Come fu abbandonata la città gloriosa,
la città del tripudio?
Cadranno i suoi giovani nelle sue piazze
e tutti i suoi guerrieri periranno in quel giorno.
Oracolo del Signore degli eserciti.
Appiccherò il fuoco alle mura di Damasco
e divorerà i palazzi di Ben-Hadàd".
Su Kedàr e sui regni di Cazòr, che Nabucodònosor re
di Babilonia sconfisse.

Così dice il Signore:
"Su, marciate contro Kedàr,
saccheggiate i figli dell'oriente.
Prendete le loro tende e le loro pecore,
i loro teli da tenda, tutti i loro attrezzi;
portate via i loro cammelli;
un grido si leverà su di loro: Terrore all'intorno!
Fuggite, andate lontano, nascondetevi in luoghi segreti
o abitanti di Cazòr - dice il Signore -
perché ha ideato un disegno contro di voi.
Nabucodònosor re di Babilonia
ha preparato un piano contro di voi.
Su, marciate contro la nazione tranquilla,
che vive in sicurezza. Oracolo del Signore.
Essa non ha né porte né sbarre
e vive isolata.
I suoi cammelli saranno portati via come preda
e la massa dei suoi greggi come bottino.
Disperderò a tutti i venti
coloro che si tagliano i capelli alle tempie,
da ogni parte farò venire la loro rovina.
Parola del Signore.
Cazòr diventerà rifugio di sciacalli,
una desolazione per sempre;
nessuno vi dimorerà più,
non vi abiterà più un figlio d'uomo".
Parola che il Signore rivolse al profeta Geremia
riguardo all'Elam all'inizio del regno di Sedecìa re di Giuda.
"Dice il Signore degli eserciti:
Ecco io spezzerò l'arco dell'Elam,
il nerbo della sua potenza.
Manderò contro l'Elam i quattro venti
dalle quattro estremità del cielo
e li sparpaglierò davanti a questi venti;
non ci sarà nazione
in cui non giungeranno
i profughi dell'Elam.
Incuterò terrore negli Elamiti davanti ai loro nemici
e davanti a coloro che vogliono la loro vita;
manderò su di essi la sventura,
la mia ira ardente. Parola del Signore.
Manderò la spada a inseguirli
finché non li avrò sterminati.
Porrò il mio trono sull'Elam
e farò morire il re e i capi.
Oracolo del Signore.
Ma negli ultimi giorni
cambierò la sorte dell'Elam". Parola del Signore.
50
Parola che il Signore pronunziò contro Babilonia, contro
il paese dei Caldei, per mezzo del profeta Geremia.
"Proclamatelo fra i popoli e
fatelo sapere,
non nascondetelo, dite:
Babilonia è presa,
Bel è coperto di confusione,
è infranto Marduch;
sono confusi i suoi idoli,
sono sgomenti i suoi feticci.
Poiché dal settentrione sale contro di essa un popolo
che ridurrà la sua terra a un deserto, non vi abiterà più nessuno;
uomini e animali fuggono, se ne vanno. In quei giorni e in
quel tempo - dice il Signore - verranno gli Israeliti insieme con i
figli di Giuda; cammineranno piangendo e cercheranno il Signore loro
Dio. Domanderanno di Sion, verso cui sono fissi i loro
volti: Venite, uniamoci al Signore con un'alleanza eterna, che non sia
mai dimenticata. Gregge di pecore sperdute era il mio
popolo, i loro pastori le avevano sviate, le avevano fatte smarrire per
i monti; esse andavano di monte in colle, avevano dimenticato il loro
ovile. Quanti le trovavano, le divoravano e i loro nemici
dicevano: Non commettiamo nessun delitto, perché essi hanno peccato
contro il Signore, pascolo di giustizia e speranza dei loro padri.

Fuggite da Babilonia,
dalla regione dei Caldei,
uscite e siate come capri
in testa al gregge.
Poiché, ecco io suscito e mando contro Babilonia
una massa di grandi nazioni
dal paese del settentrione;
queste le si schiereranno contro,
di là essa sarà presa.
Le loro frecce sono come quelle di un abile arciere,
nessuna ritorna a vuoto.
La Caldea sarà saccheggiata,
tutti i suoi saccheggiatori saranno saziati.
Parola del Signore.
Gioite pure e tripudiate,
saccheggiatori della mia eredità!
Saltate pure come giovenchi su un prato
e nitrite come destrieri!
La vostra madre è piena di confusione,
e coperta di vergogna colei che vi ha partorito.
Ecco è l'ultima delle nazioni,
un deserto, un luogo riarso e una steppa.
A causa dell'ira del Signore non sarà più abitata,
sarà tutta una desolazione.
Chiunque passerà vicino a Babilonia rimarrà stupito
e fischierà davanti a tutte le sue piaghe.
Disponetevi intorno a Babilonia,
voi tutti che tendete l'arco;
tirate contro di essa, non risparmiate le frecce,
poiché essa ha peccato contro il Signore.
Alzate il grido di guerra contro di essa, da ogni parte.
Essa tende la mano,
crollano le sue torri,
rovinano le sue mura,
poiché questa è la vendetta del Signore.
Vendicatevi di lei,
trattatela come essa ha trattato gli altri!
Sterminate in Babilonia chi semina
e chi impugna la falce al momento della messe.
Di fronte alla spada micidiale
ciascuno ritorni al suo popolo
e ciascuno fugga verso il suo paese.
Una pecora smarrita è Israele,
i leoni le hanno dato la caccia;
per primo l'ha divorata il re di Assiria,
poi il re di Babilonia ne ha stritolato le ossa.
Perciò, dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele:
Ecco, io punirò il re di Babilonia e il suo paese, come già ho punito
il re di Assiria, e ricondurrò Israele nel suo pascolo,
pascolerà sul Carmelo e sul Basàn; sulle montagne di Èfraim e di
Gàlaad si sazierà. In quei giorni e in quel tempo - dice
il Signore - si cercherà l'iniquità di Israele, ma essa non sarà
più, si cercheranno i peccati di Giuda, ma non si troveranno, perché
io perdonerò a quanti lascerò superstiti.

Avanza nella terra di Meratàim,
avanza contro di essa
e contro gli abitanti di Pekòd.
Devasta, annientali - dice il Signore -
eseguisci quanto ti ho comandato!
Rumore di guerra nella regione,
e grande disastro.
Perché è stato rotto e fatto in pezzi
il martello di tutta la terra?
Perché è diventata un orrore
Babilonia fra le nazioni?
Ti ho teso un laccio e ti ci sei impigliata,
Babilonia, senza avvedertene.
Sei stata sorpresa e afferrata,
perché hai fatto guerra al Signore.
Il Signore ha aperto il suo arsenale
e ne ha tratto le armi del suo sdegno,
perché il Signore Dio degli eserciti
ha un'opera da compiere nel paese dei Caldei.
Venite ad essa dall'estremo limite,
aprite i suoi granai;
fatene dei mucchi come covoni, sterminatela,
non ne rimanga neppure un resto.
Uccidete tutti i suoi tori, scendano al macello.
Guai a loro, perché è giunto il loro giorno,
il tempo del loro castigo!
Voce di profughi e di scampati dal paese di Babilonia
per annunziare in Sion
la vendetta del Signore nostro Dio,
la vendetta per il suo tempio.
Convocate contro Babilonia gli
arcieri,
quanti tendono l'arco.
Accampatevi intorno ad essa
in modo che nessuno scampi.
Ripagatela secondo le sue opere,
fate a lei quanto ha fatto agli altri,
perché è stata arrogante con il Signore,
con il Santo di Israele.
Perciò cadranno i suoi giovani nelle sue piazze
e tutti i suoi guerrieri periranno in quel giorno".
Parola del Signore.
"Eccomi a te, o arrogante,
- oracolo del Signore degli eserciti -
poiché è giunto il tuo giorno,
il tempo del tuo castigo.
Vacillerà l'arrogante e cadrà,
nessuno la rialzerà.
Io darò alle fiamme le sue città,
esse divoreranno tutti i suoi dintorni.
Dice il Signore degli eserciti: Oppressi sono i figli di
Israele e i figli di Giuda tutti insieme; tutti i loro deportatori li
trattengono e rifiutano di lasciarli andare. Ma il loro
vendicatore è forte, Signore degli eserciti è il suo nome. Egli
sosterrà efficacemente la loro causa, per rendere tranquilla la terra e
sconvolgere gli abitanti di Babilonia.
Spada, sui Caldei
e sugli abitanti di Babilonia,
sui suoi capi
e sui suoi sapienti!
Spada, sui suoi indovini
ed essi impazziscano!
Spada, sui suoi prodi,
ed essi s'impauriscano!
Spada, sui suoi cavalli e sui suoi carri,
su tutta la gentaglia che è in essa,
diventino come donne!
Spada, sui suoi tesori
ed essi siano saccheggiati!
Spada, sulle sue acque
ed esse si prosciughino!
Poiché essa è una terra di idoli;
vanno pazzi per questi spauracchi.
Perciò l'abiteranno animali del deserto e sciacalli, vi
si stabiliranno gli struzzi; non sarà mai più abitata, né popolata di
generazione in generazione. Come quando Dio sconvolse
Sòdoma, Gomorra e le città vicine - oracolo del Signore - così non vi
abiterà alcuna persona né vi dimorerà essere umano. Ecco, un popolo viene dal settentrione, un popolo
grande, e molti re sorgono dalle estremità della terra. Impugnano
arco e dardo, sono crudeli, non hanno pietà; il loro tumulto è come il
mugghio del mare. Montano cavalli, sono pronti come un sol uomo a
combattere contro di te, figlia di Babilonia. Il re di
Babilonia ha sentito parlare di loro e le sue braccia sono senza forza;
lo ha colto l'angoscia, un dolore come di donna nel parto. Ecco,
come un leone sale dalla boscaglia del Giordano verso i prati sempre
verdi, così in un batter d'occhio io li farò fuggire al di là e vi
metterò sopra colui che mi piacerà. Poiché chi è come me? Chi può
citarmi in giudizio? Chi è dunque il pastore che può resistere davanti
a me? Per questo ascoltate il progetto che il Signore ha
fatto contro Babilonia e le decisioni che ha prese contro il paese dei
Caldei. Certo, trascineranno via anche i più piccoli del gregge e per
loro sarà desolato il loro prato. Al fragore della presa
di Babilonia trema la terra, ne risuonerà il clamore fra le
nazioni".
51

Così dice il Signore:
"Ecco susciterò contro Babilonia
e contro gli abitanti della Caldea
un vento distruttore;
io invierò in Babilonia spulatori che la spuleranno
e devasteranno la sua regione,
poiché le piomberanno addosso da tutte le parti
nel giorno della tribolazione".
Non deponga l'arciere l'arco
e non si spogli della corazza.
Non risparmiate i suoi giovani,
sterminate tutto il suo esercito.
Cadano trafitti nel paese dei Caldei
e feriti nelle sue piazze,
bperché la loro terra è piena di delitti
davanti al Santo di Israele.
aMa Israele e Giuda non sono vedove
del loro Dio, il Signore degli eserciti.
Fuggite da Babilonia,
ognuno ponga in salvo la sua vita;
non vogliate perire per la sua iniquità,
poiché questo è il tempo della vendetta del Signore;
egli la ripaga per quanto ha meritato.
Babilonia era una coppa d'oro in mano del Signore,
con la quale egli inebriava tutta la terra;
del suo vino hanno bevuto i popoli,
perciò sono divenuti pazzi.
All'improvviso Babilonia è caduta, è stata infranta;
alzate lamenti su di essa;
prendete balsamo per il suo dolore,
forse potrà essere guarita.
"Abbiamo curato Babilonia, ma non è guarita.
Lasciatela e andiamo ciascuno al proprio paese;
poiché la sua punizione giunge fino al cielo
e si alza fino alle nubi.
Il Signore ha fatto trionfare la nostra giusta causa,
venite, raccontiamo in Sion l'opera del Signore nostro Dio".
Aguzzate le frecce,
riempite le faretre!
Il Signore suscita lo spirito del re di Media,
perché il suo piano riguardo a Babilonia
è di distruggerla;
perché questa è la vendetta del Signore,
la vendetta per il suo tempio.
Alzate un vessillo contro il muro di Babilonia,
rafforzate le guardie,
collocate sentinelle,
preparate gli agguati,
poiché il Signore si era proposto un piano
e ormai compie quanto aveva detto
contro gli abitanti di Babilonia.
Tu che abiti lungo acque abbondanti,
ricca di tesori,
è giunta la tua fine,
il momento del taglio.
Il Signore degli eserciti lo ha giurato per se stesso:
"Ti ho gremito di uomini come cavallette,
che intoneranno su di te il canto di vittoria".
Egli ha formato la terra con la sua potenza,
ha fissato il mondo con la sua sapienza,
con la sua intelligenza ha disteso i cieli.
Al rombo della sua voce rumoreggiano le acque nel cielo.
Egli fa salire le nubi dall'estremità della terra,
produce lampi per la pioggia
e manda fuori il vento dalle sue riserve.
Resta inebetito ogni uomo, senza comprendere;
resta confuso ogni orefice per i suoi idoli,
poiché è menzogna ciò che ha fuso
e non ha soffio vitale.
Esse sono vanità, opere ridicole;
al tempo del loro castigo periranno.
Non è tale l'eredità di Giacobbe,
perché egli ha formato ogni cosa.
Israele è la tribù della sua eredità,
Signore degli eserciti è il suo nome.
"Un martello sei stata per me,
uno strumento di guerra;
con te martellavo i popoli,
con te annientavo i regni,
con te martellavo cavallo e cavaliere,
con te martellavo carro e cocchiere,
con te martellavo uomo e donna,
con te martellavo vecchio e ragazzo,
con te martellavo giovane e fanciulla,
con te martellavo pastore e gregge,
con te martellavo l'aratore e il suo paio di buoi,
con te martellavo governatori e prefetti.
Ma ora ripagherò Babilonia e tutti gli abitanti della
Caldea di tutto il male che hanno fatto a Sion, sotto i vostri occhi.
Oracolo del Signore.

Eccomi a te, monte della distruzione,
che distruggi tutta la terra.
Io stenderò la mano contro di te,
ti rotolerò giù dalle rocce
e farò di te una montagna bruciata;
da te non si prenderà più né pietra d'angolo,
né pietra da fondamenta,
perché diventerai un luogo desolato per sempre".
Oracolo del Signore.
Alzate un vessillo nel paese,
suonate la tromba fra le nazioni;
preparate le nazioni alla guerra contro di essa,
convocatele contro i regni
di Araràt, di Minnì e di Aschenàz.
Nominate contro di essa un comandante,
fate avanzare i cavalli come cavallette spinose.
Preparate alla guerra contro di essa le nazioni, il re
della Media, i suoi governatori, tutti i suoi prefetti e tutta la terra
in suo dominio.
Trema la terra e freme,
perché si avverano contro Babilonia
i progetti del Signore
di ridurre il paese di Babilonia
in luogo desolato, senza abitanti.
Hanno cessato di combattere i prodi di Babilonia,
si sono ritirati nelle fortezze;
il loro valore è venuto meno,
sono diventati come donne.
Sono stati incendiati i suoi edifici,
sono spezzate le sue sbarre.
Corriere corre incontro a corriere,
messaggero incontro a messaggero
per annunziare al re di Babilonia
che la sua città è presa da ogni lato;
i guadi sono occupati, le fortezze bruciano,
i guerrieri sono sconvolti dal terrore.
Poiché dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele:
"La figlia di Babilonia è come un'aia
al tempo in cui viene spianata;
ancora un poco e verrà per essa
il tempo della mietitura".
"Mi ha divorata, mi ha consumata
Nabucodònosor, re di Babilonia,
mi ha ridotta come un vaso vuoto,
mi ha inghiottita come fa il coccodrillo,
ha riempito il suo ventre,
dai miei luoghi deliziosi, mi ha scacciata.
Il mio strazio e la mia sventura ricadano su
Babilonia!"
dice la popolazione di Sion,
"il mio sangue sugli abitanti della Caldea!"
dice Gerusalemme.
Perciò così parla il Signore:
"Ecco io difendo la tua causa,
compio la tua vendetta;
prosciugherò il suo mare,
disseccherò le sue sorgenti.
Babilonia diventerà un cumulo di rovine,
un rifugio di sciacalli,
un oggetto di stupore e di scherno,
senza abitanti.
Essi ruggiscono insieme come leoncelli,
rugghiano come cuccioli di una leonessa.
Con veleno preparerò loro una bevanda,
li inebrierò perché si stordiscano
e si addormentino in un sonno perenne,
per non svegliarsi mai più.
Parola del Signore.
Li farò scendere al macello come agnelli,
come montoni insieme con i capri".
Sesac è stata presa e occupata,
l'orgoglio di tutta la terra.
Babilonia è diventata un oggetto di orrore
fra le nazioni!
Il mare dilaga su Babilonia
essa è stata sommersa dalla massa delle onde.
Sono diventate una desolazione le sue città,
un terreno riarso, una steppa.
Nessuno abita più in esse
non vi passa più nessun figlio d'uomo.
"Io punirò Bel in Babilonia,
gli estrarrò dalla gola quanto ha inghiottito.
Non andranno più a lui le nazioni".
Perfino le mura di Babilonia sono crollate,
esci da essa, popolo mio,
ognuno salvi la vita dall'ira ardente del Signore.
Non si avvilisca il vostro cuore e non temete per la
notizia diffusa nel paese; un anno giunge una notizia e l'anno dopo
un'altra. La violenza è nel paese, un tiranno contro un tiranno. Per
questo ecco, verranno giorni nei quali punirò gli idoli di Babilonia.
Allora tutto il suo paese sentirà vergogna e tutti i suoi cadaveri le
giaceranno in mezzo. Esulteranno su Babilonia cielo e terra
e quanto contengono, perché da settentrione verranno i suoi
devastatori. Parola del Signore. Anche Babilonia deve
cadere per gli uccisi di Israele, come per Babilonia caddero gli uccisi
di tutta la terra. Voi scampati dalla spada partite, non
fermatevi; da questa regione lontana ricordatevi del Signore e vi torni
in mente Gerusalemme. "Sentiamo vergogna nell'udire l'insulto; la
confusione ha coperto i nostri volti, perché stranieri sono entrati nel
santuario del tempio del Signore". "Perciò ecco, verranno giorni - dice il Signore -
nei quali punirò i suoi idoli e in tutta la sua regione gemeranno i
feriti. Anche se Babilonia si innalzasse fino al cielo,
anche se rendesse inaccessibile la sua cittadella potente, da parte mia
verranno i suoi devastatori". Oracolo del Signore. Udite! Un grido da Babilonia, una rovina immensa dal
paese dei Caldei. È il Signore che devasta Babilonia e fa
tacere il suo grande rumore. Mugghiano le sue onde come acque possenti,
risuona il frastuono della sua voce, perché piomba su
Babilonia il devastatore, sono catturati i suoi prodi, si sono infranti
i loro archi. Dio è il Signore delle giuste ricompense, egli ricompensa
con precisione. "Io ubriacherò i suoi capi e i suoi
saggi, i suoi governatori, i suoi magistrati e i suoi guerrieri; essi
dormiranno un sonno eterno e non potranno più svegliarsi" dice il
re, il cui nome è Signore degli eserciti.
Così dice il Signore degli eserciti:
"Il largo muro di Babilonia sarà raso al suolo,
le sue alte porte saranno date alle fiamme.
Si affannano dunque invano i popoli,
le nazioni si affaticano per nulla".
Ordine che il profeta Geremia diede a Seraià figlio di
Neria, figlio di Maasia, quando egli andò con Sedecìa re di Giuda in
Babilonia nell'anno quarto del suo regno. Seraià era capo degli
alloggiamenti.

Geremia scrisse su un rotolo tutte le sventure che
dovevano piombare su Babilonia. Tutte queste cose sono state scritte
contro Babilonia. Geremia quindi disse a Seraià:
"Quando giungerai a Babilonia, abbi cura di leggere in pubblico
tutte queste parole e dirai: Signore, tu hai dichiarato di
distruggere questo luogo così che non ci sia più chi lo abiti, né
uomo né animale, ma sia piuttosto una desolazione per sempre. Ora,
quando avrai finito di leggere questo rotolo, vi legherai una pietra e
lo getterai in mezzo all'Eufrate dicendo: Così affonderà
Babilonia e non risorgerà più dalla sventura che io le farò piombare
addosso".
Fin qui le parole di Geremia.
52

Sedecìa aveva ventun'anni quando divenne re e regnò
undici anni a Gerusalemme; sua madre si chiamava Camitàl figlia di
Geremia ed era di Libna. Egli fece ciò che dispiace al
Signore, proprio come aveva fatto Ioiakìm. Ma, a causa dell'ira del Signore, in Gerusalemme e in
Giuda le cose arrivarono a tal punto che il Signore li scacciò dalla
sua presenza. Sedecìa si era ribellato al re di Babilonia. Allora nel decimo mese dell'anno nono del suo regno, il
dieci del mese, venne Nabucodònosor re di Babilonia con tutto
l'esercito contro Gerusalemme. Costoro si accamparono intorno ad essa e
costruirono attorno opere d'assedio. La città rimase
assediata fino all'undecimo anno del re Sedecìa. Nel quarto mese, il nove del mese, mentre la fame
dominava nella città e non c'era più pane per la popolazione, fu
aperta una breccia nella città. Allora tutti i soldati fuggirono,
uscendo dalla città di notte per la via della porta fra le due mura,
che era presso il giardino del re e, mentre i Caldei erano intorno alla
città, presero la via dell'Araba. Le truppe dei Caldei però inseguirono il re e
raggiunsero Sedecìa nelle steppe di Gèrico; allora tutto il suo
esercito lo abbandonò e si disperse. Il re fu catturato e
condotto a Ribla nel paese di Amat presso il re di Babilonia che
pronunziò la sentenza contro di lui. Il re di Babilonia
fece sgozzare i figli di Sedecìa sotto i suoi occhi e fece sgozzare
anche tutti i capi di Giuda in Ribla; cavò gli occhi a
Sedecìa e lo fece legare con catene e condurre a Babilonia, dove lo
tenne in carcere fino alla sua morte. Nel quinto mese, il dieci del mese, essendo l'anno
decimonono del regno di Nabucodònosor re di Babilonia, Nabuzaradàn,
capo delle guardie, che prestava servizio alla presenza del re di
Babilonia, entrò a Gerusalemme. Egli incendiò il tempio
del Signore e la reggia e tutte le case di Gerusalemme, diede alle
fiamme anche tutte le case dei nobili. Tutto l'esercito dei
Caldei, che era con il capo delle guardie, demolì tutte le mura intorno
a Gerusalemme.

Il resto del popolo che era stato lasciato in città, i
disertori che erano passati al re di Babilonia e quanti eran rimasti
degli artigiani, Nabuzaradàn, capo delle guardie, li deportò: dei
più poveri del paese Nabuzaradàn, capo delle guardie ne lasciò una
parte come vignaioli e come campagnoli. I Caldei fecero a
pezzi le colonne di bronzo che erano nel tempio, le basi a ruote e il
mare di bronzo che era nel tempio e ne portarono tutto il bronzo in
Babilonia. Essi presero ancora le caldaie, le palette, i
coltelli, i bacini per l'aspersione, le coppe e tutti gli arredi di
bronzo che servivano al culto. Il capo delle guardie prese
ancora i bicchieri, i bracieri, i bacini, le caldaie, i candelabri, le
coppe e i calici, quanto era d'oro e d'argento. Quanto alle
due colonne, all'unico mare, ai dodici buoi di bronzo che erano sotto di
esso e alle basi a ruote, cose che aveva fatto il re Salomone per il
tempio del Signore, non si poteva calcolare quale fosse il peso del
bronzo di tutti questi arredi. Delle colonne poi una sola
era alta diciotto cubiti e ci voleva un filo di dodici cùbiti per
misurarne la circonferenza; il suo spessore era di quattro dita, essendo
vuota nell'interno. Su di essa c'era un capitello di bronzo
e l'altezza di un capitello era di cinque cùbiti; tutto intorno al
capitello c'erano un reticolato per lato e melagrane, il tutto di
bronzo; così era anche l'altra colonna. Le melagrane erano
novantasei; tutte le melagrane intorno al reticolato ammontavano a
cento.
Il capo delle guardie fece prigioniero Seraià,
sacerdote capo, e il secondo sacerdote Sofonia insieme con tre custodi
della soglia. Dalla città egli fece prigionieri un
funzionario, che era a capo dei soldati, e sette uomini fra i più
familiari del re, i quali furono trovati in città, e l'aiutante del
capo dell'esercito che arruolava la gente del paese, e sessanta uomini
della gente del paese, che furono trovati nella città. Nabuzaradàn,
capo delle guardie, li prese e li condusse presso il re di Babilonia, a
Ribla. Il re di Babilonia li fece percuotere e uccidere a
Ribla, nel paese di Amat. Così fu deportato Giuda dal suo paese. Questa è la gente che Nabucodònosor deportò:
nell'anno settimo tremilaventitrè Giudei; nell'anno decimo
ottavo di Nabucodònosor furono deportati da Gerusalemme
ottocentotrentadue persone; nell'anno ventitreesimo di
Nabucodònosor, Nabuzaradàn capo delle guardie deportò
settecentoquarantacinque Giudei: in tutto quattromilaseicento persone.

Ora, nell'anno trentasettesimo della deportazione di Ioiachìn re di Giuda, nel decimosecondo mese, il venticinque del mese,
Evil-Merodàch re di Babilonia, nell'anno della sua ascesa al regno,
fece grazia a Ioiachìn re di Giuda e lo fece uscire dalla prigione. Gli
parlò con benevolenza e pose il seggio di lui al di sopra dei seggi dei
re che si trovavano con lui a Babilonia. Gli cambiò le
vesti da prigioniero e Ioiachìn mangiò sempre il cibo alla presenza di
lui per tutti i giorni della sua vita. Il suo
sostentamento, come sostentamento abituale, gli era fornito dal re di
Babilonia ogni giorno, fino al giorno della sua morte, per tutto il
tempo della sua vita.


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